Oltre le 9-18

Mentre ero in attesa al gate per tornare in Italia, tra i millemila post non letti del mio feed reeder c'era anche questo. Un ampiamente da me condiviso punto di vista su come la produttività e la capacità di rendere al massimo in ufficio non siano determinate da degli orari prestabiliti, ma anzi, dalla capacità di rendere al meglio durante le ore lavorative.

Tuttavia è pur vero che in Italia ancora ci sono aziende dove si viene visti come scansafatiche se alle 18.01 "casca la penna", senza invece guardare alla qualità del risultato. Poi, come nell'estratto qui sotto le eccezioni esistono ed esisteranno sempre, se guidate dalla passione.

“Anche oggi mezza giornata, eh?”
Generalmente questa esilarante battuta viene fatta al dipendente che esce in orario o magari “solo” mezz’ora dopo il normale orario di lavoro, diciamo verso le 18:30. Secondo molti, lavorare oltre il dovuto è considerato un valore perché denoterebbe uno spirito di sacrificio nei confronti dell’azienda. Niente di più sbagliato. Per me, e lo dico da manager, potrebbe denotare solo un’incapacità a saper gestire bene il proprio tempo, perché otto ore in un giorno sono tante e in questo lasso di tempo si può produrre tantissimo. Una persona va valutata da quanto produce e dalla qualità del suo operato, non certo dai minuti spesi fisicamente in un ufficio. Altro discorso è invece quando l’impiegato rimane in azienda, oltre il dovuto, perché preso dal flusso del suo lavoro, dalla passione per quello che sta facendo, perché in quel momento si sta divertendo. Il management deve far di tutto per abilitare quest’ultimo approccio, mentre non dovrebbe dare un valore assoluto al “sacrificio dovuto”, fine a se stesso, per dedurre quanto il dipendente sia o no attaccato all’azienda.
Le motivazioni di questa diversa prospettiva, che v’invito a considerare, sono le seguenti: 
  • se sono le lancette dell’orologio la vostra ossessione rischiate di premiare chi sta in ufficio anche dodici ore al giorno, ma lavorandone effettivamente due per penalizzare chi invece ne lavora “veramente” otto³. Sicuri che sia un buon affare?
  • il controllo del tempo “impiegatizza” i vostri colleghi, li fa sentire in una fabbrica, ricorda a loro che sono solo “risorse” e meno “persone”, non li responsabilizza sugli obiettivi aziendali
  • Non viene più apprezzato il loro intelletto, ma la loro semplice presenza fisica di un corpo in una stanza
  • Le persone, per essere produttive e dare il loro meglio, devono poter avere una vita privata, il tempo di recuperare le proprie energie, la possibilità di pensare ad altro, di avere una serena vita di coppia, o comunque di uscire con gli amici e le amiche, di programmare la propria vita, riposarsi sufficientemente durante le ferie estive. Altrimenti si bruciano e rendono al 50%. È questo, quello che desiderate?