#WhyIBlog Intervista a Jacopo Paoletti

Rientro dalle ferie e cominciamo subito con il piede giusto. In occasione della riapertura del suo blog, due battute con Jacopo Paoletti e le sue, personali, motivazioni sul perché averlo.

1. Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Mi chiamo Jacopo Paoletti, e come magari qualcuno saprà, mi occupo di marketing e comunicazione digitale. Cronologicamente dovrei rientrare fra i blogger della prima ora, anche se da giovanissimo ero poco più che un mero sperimentatore del mezzo (e sopratutto assolutamente discontinuo nelle pubblicazioni, in preda alla classica sindrome del monta e rismonta). Ho iniziato a "giocare" su Blogger nel 2001, ma allora "la vecchia guardia" della blogosfera italiana già iniziava a strutturarsi con i primi lunghi blogroll su Splinder; oggi molte di quelle penne illustri sono diventate una dorsale fondamentale nel panorama crossmediale nostrano, per quanto gli albori di questi nuovi media siano stati per tutti davvero pionieristici. Il dominio http://jacopopaoletti.com, sui cui poi ho aperto il primo self hosted, credo sia stato registrato addirittura a fine 2000, prima che si diffondessero le applicazioni web stand alone alla Wordpress; gli antenati dei blog erano infatti già pseudo diari fatti di pagine statiche, che però andavano aggiornati manualmente a colpi di HTML, e che spesso venivano manutenuti su spazi free come Geocities o Tripod. Se ci pensi parliamo di soli 15 anni fa, ma mi rendo conto come possa sembrare preistoria per i nativi dell'era di Periscope e Snapchat.

Comunque oggi il mio blog è qui: http://jcp.im e come piattaforma di blogging ho scelto Wordpress.com: lo so, i puritani ti diranno che sono per il self hosted (giustamente, eh), ma per una questione di pigrizia mia (nel gestire la parte d'infrastruttura e quindi dell'hosting) ho preferito optare per questo compromesso.

2. Perché hai un blog? E perché hai deciso di riaprirlo dopo qualche tempo di inattività?

Foto di Stefigno

Ho vissuto per molti anni il blog come un fenomeno puramente formativo ed esperienziale, cioè più con un occhio tecnico e professionale allo strumento che in chiave strettamente personale sul contenuto. Anche nei periodi in cui mi sono ritrovato a fare personal blogging era perlopiù in forma anonima o sotto pseudonimo, o quasi sempre nell'ottica di uno specifico progetto o di un'attività online ben definita. Le cose per me sono definitivamente cambiate nel 2011, quando ho fondato Intervistato.com (il blog collettivo di social journalism dove per oltre tre anni abbiamo intervistato persone e personaggi noti, dentro e fuori la Rete, e provenienti da tutto il Mondo) e dove mi sono ritrovato per la prima volta ad espormi personalmente online ed in un modo per me completamente nuovo.

Esaurita quell'esperienza, e a distanza di qualche anno, ho sentito sempre più la mancanza di quello scambio reciproco continuo (che a parer mio oggi solo la community verticale di un blog può dare), ed è così che è nata l'esigenza di avere un "non luogo" online che fosse tutto mio: una spazio personale ma che fosse sempre aperto al pubblico; una casa stabile, dove poter riordinare le idee, i miei appunti, le proprie riflessioni, e farne qualcosa di più strutturato e orientato all'approfondimento, godibile e condivisibile con tutti, ma soprattutto dove il contenuto fosse un elemento fondativo e duraturo nel tempo, oltre la velocità, il rumore ed il conseguente oblio dei vari social stream. Lo considero oggi più che mai una componente centrale della propria identità digitale, essendo la concreta emanazione online della propria libertà di esprimersi e autodeterminarsi in Rete.

3. Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Il blogging mi ha sicuramente aiutato a farmi conoscere e riconoscere, a tentare di farmi capire dagli altri (e se siamo qui spero anche ad apprezzare ;) ) da persone che diversamente non avrei raggiunto, o che probabilmente avrei raggiunto in troppo tempo, ma soprattutto mi ha permesso di costruire quella rete di rapporti che sono spesso andati oltre l'online, e che in molti casi mi hanno portato ad esperienze personali, lavorative e professionali di lungo termine. L'assioma che "con i blog non si guadagna" è quindi per me molto relativo; è ovvio che si pensa di monetizzare scrivendo post e piazzando banner, allora no, non si guadagna (ma anche in termini di reputazione proprio), e poi forse non è mai stata questa la strada di questo strumento. Se c'è un percorso da tracciare è nell'intersezione fra le relazioni, gli interessi e i contenuti, e conseguentemente nella generazione di valore da questa nuova alchimia.

4. Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Se potessi semplificare con una metafora, direi che i blog sono la voce, e i social il megafono per portarla lontano. Serviranno sempre delle scatole dove mettere le proprie cose, e dei mercatini dove andare a distribuirle. I blog oggi sono solo alcune di quelle scatole, e i social media uno dei tanti luoghi digitali dove le conversazioni online diventano la base proprio di quei mercati. Il Cluetrain Manifesto resta assolutamente attualissimo in questo senso. Oggi i social costituiscono il rumore di fondo di tutte le nostre conversazioni, e chi riesce ad avere una propria scatola ha indubbiamente una posizione di vantaggio nelle distribuzione di qualcosa (contenuti, prodotti, servizi, ecc) verso un determinato mercato (che nel caso dei blog corrisponde al proprio bacino di utenza).

Si potrebbe sintetizzare con una descrizione rovesciata della piramide dell'influenza: i blogger tendono a rientrare in quella serie di soggetti (i tanti decantati "influencer") che vengono ritenuti credibili e/o affidabili da un certo segmento di persone, e pertanto considerabili "influenti" da queste ultime (sia chiaro quindi, non influencer in senso assoluto, ma per quel pubblico specifico, restando inteso come la grandezza del relativo segmento prescinda dal valore strettamente numerico di soggetti che lo compongono, infatti essere affidabili per qualcuno diventa per sé stesso valore qualitativo e non semplicemente quantitativo). Poi che questa "influenza" sia realmente in grado di cambiare i comportamenti e le scelte degli individui è, come sai, tema assolutamente aperto e ancora molto dibattuto, e probabilmente servirebbe un'intervista ad hoc solo per affrontare questa tematica. Per non tediare ulteriormente qualcuno meglio fermarsi qui ;)

5. Uno o più blog che consiglieresti di seguire?

Negli anni sono finito per seguirne troppi, sia italiani che esteri, e quindi non vorrei fare torti a nessuno. Consiglio un buon feed reader e di leggere sempre secondo i propri interessi (e non necessariamente i soliti noti): c'è veramente tutto per tutti, e sicuramente qualcuno come noi che è interessato a leggere ciò che abbiamo da dire al Mondo.