Perché arrivo in ufficio presto

Benché mi piaccia da morire dormire, il mio corpo si rifiuta di farlo dopo una certa ora. Weekend qualche ora in più, ma non mi troverete mai a letto oltre le 10.30. A meno di essere un seguito a una serata particolarmente intensa 😜.

Non arrivo in ufficio prestissimo, ma diciamo intorno alle 8.45 sono seduto davanti al mio monitor, spesso e volentieri da solo. Alcuni arrivano poco dopo, altri dopo un'abbondante mezz'ora. La bellezza della flessibilità del nostro lavorare da ovunque siamo ci dà ampio margine di manovra. 

Tuttavia non riesco a fare a meno di quei 20 minuti di completa solitudine, dove ancora le piramidi di email devono ancora iniziare e riesco a concentrarmi su come iniziare bene la giornata lavorativa.
Ci pensavo durante la vacanza di settimana scorsa e a proposito ho trovato un paio di post recenti sull'argomento che mi hanno fatto sentire meno solo. Il primo di Fast Company. Qui si puntualizza molto sul discorso di inserire anche un'attività fisica tra le 7 e le 9 di mattina, ma qui davvero è una cosa più forte di me. Tuttavia, uno spunto in cui mi riconosco è il seguente passaggio:

According to researchers Mareike Wietha and Rose Zacks in an article published in the journal Thinking & Reasoning, working early in the morning, when you’re still groggy, promotes greater insight, problem solving capabilities, and creativity when compared to starting the day after 9 a.m., when you’re feeling more alert and awake

L'altro di Mitch Joel, blogger e ceo di un'agenzia di comunicazione in Canada, da cui estraggo questo:

The early morning offers the sacred hours. The family is off to school. The hum of emails and meetings have yet to commence. The distraction of social media is a dull roar. It's all about focus. The ideas seem fresh. The real work is done, because there are no interruptions. The caffeine from my morning coffee is just kicking in. The world is filled with boundless ideas and opportunities.

Si insomma. Le rotture di scatole a quell'ora ti danno quantomeno la parvenza di non essere ancora cominciate.