Let there be streaming

La musica è un'esperienza.
Talmente personale da avere pochi rivali nelle altre produzioni mediali. E così come è in grado di scatenare ricordi ed emozioni, la sua fruizione è talmente lasciata alla volontà di ciascuno di noi da non poter essere imbrigliata e categorizzata in usi, costumi, algoritmi e, aggiungo, playlist suggerite. 

I recenti annunci di un nuovo competitor e la continua crescita nella fruizione di un altro, sono terreno fertile per lasciare presagire una radicale svolta da gran parte degli utenti nella direzione dei servizi in streaming per l'ascolto della musica.

Gran parte, ma non tutti. Moltissimi guadagni provengono ancora dalla vendita di vinili e cd, oppure dal download di mp3. Una piccola faccia della medaglia.

Ora. Vi siete mai chiesi in quanti modi negli ultimi 10 anni avete consumato musica?

  • Scaricando un mp3 - in modo legale o meno
  • Su YouTube
  • Attraverso un servizio di musica in streaming
  • Radio - Off e Online
  • Acquistando un CD
  • Acquistando un vinile

Un mix tra modello gratuito e a pagamento. Stessa cosa avviene nei servizi in streaming, ancora oggi nel 2015. Perché non siamo più di fronte a una rivoluzione come fu il portare la musica dentro i nostri device digitali. Siamo solo di fronte ad un modo differente di come quel pezzo di bit viene fruito.

Personalmente utilizzo da 3 anni Rdio, qui ne ho parlato svariate volte. È il servizio adatto alle mie esigenze, in grado di presentarmi settimanalmente nuovi artisti vicino ai miei gusti musicali, in grado di creare una stazione radio basandosi su quanti e quali brani decido di aggiungere tra i miei preferiti.

Una miscela perfetta. La MIA miscela perfetta. Non è possibile incasellare i gusti musicali di qualcuno, non è come scegliere le fonti di una notizia, ci sono delle differenze troppo profonde date dal gusto, dalle emozioni, dal periodo, dall'umore e dall'orecchio di ciascuno di noi. 
Personalmente amo la musica, non potrei fare a meno di almeno 1 ora al giorno di qualcosa di ricercato e precisamente rispondente ai miei requisiti, ma così per altrettante persone è una pratica distratta e suggerita dalla alta rotazione radiofonica limitando così sia la conoscenza che il ventaglio delle opzioni possibili. 

Lo streaming paradossalmente soffre di due difetti. Le forme di curation da parte di algoritmi o persone dei servizi stessi e l'abbondanza di contenuti. L'una strettamente legata all'altra. Con le playlist legate ai mood, a giornate particolari, eventi etc. tentano di tenerci costantemente incollati a fare streaming di brani: più ne riproduciamo, maggiori guadagni si generano per case discografiche ed artisti, e alla fine quest'ultimi concederanno esclusive a questo o quell'altro player.

Insomma un cane che si morde la coda. Un cerchio tutt'altro che perfetto. Quanto meno per la cosa più importante per artisti e major: $$$. Non abbastanza a quanto pare, le band fanno sempre più tour, con date sempre maggiori proprio per racimolare i danari non incassati dalle vendite di CD e download di mp3, visto che ormai lo streaming fa da padrone.

Sul breve-medio periodo non esiste e non esisterà, perciò, un vincitore se non in termini di guadagni e base d'utenza. È il bello di Internet, è il bello della trita e ritrita coda lunga.  Non riuscendo ad innovare, nella sostanza tutti propongono la stessa medesima esperienza, ognuno ha e avrà dalla sua solo il servizio in grado di rispondere alle più disparate esigenze: qualità del suono, catalogo, caratteristiche di prodotto.

Per me restano due: l'ampiezza del catalogo per me soddisfacente, la fruizione su ogni dispositivo.

Ma io non sono il mercato e tuttavia sarà quest'ultimo a decretare la sopravvivenza di uno o dell'altro simil-spotify. Non sarà certo nessuna delle innumerevoli playlist curate da un bot o da un essere umano ad avere la meglio, così nemmeno il marketing.