L'influenza dell'influencer e malattie affini

Nella pratica comune, un influencer è tutto quanto detto sopra. Scrive di o si fotografa con questo o quel prodotto e ne parla in termini entusiastici. Di qualsiasi cosa si tratti, anche prodotti in concorrenza fra di loro. Il risultato straniante per chi lo segue e non è lobotomizzato è che sembra sempre di leggere uno in costante stato di alterazione orgasmico-lisergica per qualcosa. Tutto è bello, tutto è figo, devi avere questa cosa qui che mi fa stare così bene.

Ho letto con piacevole interesse il post di Martino su Medium circa gli influencer e la loro metamorfosi dagli albori della blogosfera ad oggi. 

Seppur resto d'accordo con la stragrande maggioranza delle cose dette, ossia molto spesso ci si imbatte in della vera e propria "prostituzione intellettuale", per dirla alla Mourinho, credo l'errore peggiore possa fare un'agenzia di comunicazione nei confronti dell'azienda per la quale sta lavorando sia quello di consigliare proprio questi soggetti privi di coscienza critica e indipendenza di giudizio. 

Non tutti i so.called influencer sono così Martino, lo so per certo, anche se purtroppo l'Italia ne sembra essere afflitta molto più che gli Stati Uniti. Tu porti l'esempio di Daring Fireball, l'unica forma di sponsorizzazione è quella degli RSS e non sono dei veri e propri contenuti. Qui in Italia questa forma di remunerazione non ha ancora preso piede o forse non l'avrà mai, pecca la scarsa adozione dei feed come sistema di informazione online, ma credo sia il giusto compromesso per il quale mantenere il proprio giudizio scevro da qualsiasi do ut des

Non ho compreso molto bene il punto numero 3, in cui si dice sostanzialmente che la danno via come il pane la loro onestà intellettuale. Ovvio certo, chi non sarebbe felice di ricevere un qualsiasi prodotto affine alle sue passioni per recensirlo

È la persona, il mezzo nel quale è influente, la tipologia di follower e non il numero a dover attirare l'attenzione di chi vuol far parlare di un proprio prodotto. La formula più azzeccata credo sia quella di lasciare il prodotto per un certo periodo di tempo, è il solo modo per dare l'opportunità sufficiente per una recensione accurata, ma allo stesso modo evitare l'effetto omaggio che il più delle volte sembra obbligare il ricevente a doverne parlare bene ad ogni costo. 

Si, insomma, è un tema vecchio quanto i primi blog e anche io ne sono stato erroneamente stato vittima 5 anni fa insieme a qualche altro bacucco ancora attivo tutt'oggi. Se dopo 5 anni ancora agenzie e aziende non sono in grado di riconoscere i propri appassionati di riferimento, beh suggerisco un cambio netto nello staff comunicazione. 

Ma, soprattutto, è un tema di reputazione. Fortunatamente le persone non sono stupide, alla terza recensione in cui tutto è figo e tutto e bello l'immagine stessa dell'influenzatore è messa irrimediabilmente a repentaglio. C'è chi ci ha messo anni a costruirla sta benedetta reputazione, ci sono manuali su manuali, post su post a raccontarne il funzionamento e i meccanismi, se siamo ancora a questo punto, dell'immagine del pastore con il gregge, siamo davvero tornati indietro di 5 anni. 

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