Per una degna eredità musicale

L'avvento della musica in streaming, su YouTube in primis e poi via via con i vari servizi nati negli anni, Pandora - Grooveshark - Rdio - Spotify e il neo arrivato Tidal, ha democratizzato l'accesso alla musica abbattendo i costi e fornendo una quantità di brani per la quale ci vorrebbe una vita intera per ascoltarli tutti quanti.

A parte una stressante lotta per trovare un servizio che abbia tutti i nostri artisti preferiti, sembra proprio non saremo in grado in futuro - così come predetto dal critico musicale Lefsetz -  di fare a meno di questo tipo di sottoscrizioni per apprezzare vagonate di petabyte. 

Pensandoci un attimo stiamo dando in mano a compagnie, spesso a noi sconosciute, tutta la nostra storia musicale. Un elenco di canzoni, album e artisti al quale nel breve-medio periodo sapremo sempre come accedervi, ma effimero nelle premesse. Del resto non possiamo sapere quanto queste società e i loro accordi con le major dureranno.

La musica che ascoltiamo ci definisce come persone, se scorri le playlist di un perfetto sconosciuto così come del tuo migliore amico ti possono raccontare delle sue passioni, stile di vita così come se è un tipo malinconico o pieno di gioia. È una sorta di eredità in lascito a chi verrà dopo di noi, tipicamente dei figli.

Ecco, cosa lasceremo a loro in eredità? Una volta facilmente trovavamo impolverati giradischi con altrettanto impolverati vinili o cd appartenuti ai nostri genitori dai quali attingere per muovere i primi passi verso un indirizzamento musicale. Chi verrà dopo di noi non avrà più nulla di fisico da tenere in mano, ma avrà invece una lista di brani residenti nelle cloud e gestiti da qualcun altro. Il mio augurio è di far trovare con assoluta certezza a chi ci sarà dopo di me tutti gli album per me importanti e non averla un po' mi intristisce. Al contempo, pensandoci, non avrei tutti i soldi necessari per acquistare il corrispettivo di oltre 15.000 brani salvati sui vari servizi di streaming per esserne sicuro.

Mi preoccupo troppo forse. Meglio concentrarsi su un'esperienza ottimale della fruizione musicale. E ad oggi nessun servizio di streaming è in grado di darvela. Non con l'attuale compressione di file. 

Da qualche giorno o comprato queste due bestiole. Non stravolgeranno la pessima qualità dei 320kbps, ma sicuramente la miglioreranno almeno di un poco. E non crediate che basti un CD per avere il massimo.

Curare le proprie emozioni attraverso un alto flusso qualitativo di musica può essere uno dei momenti più introspettivi e sublimi. Non fermatevi quindi al primo click, se potete acquistate i brani digitali da quei siti in grado di darvi almeno il file in formato FLAC e accompagnate le vostre orecchie con gli strumenti adatti.

Così come nel pezzo tradotto da ilPost preso da Slate.

Ma sì, le cose davvero valide sono costose. Ci sono un sacco di informazioni nelle incisioni dei vinili e nei bit dei CD. Quello che ci vuole per estrarre tutte quelle informazioni – le testine dei giradischi ad alta qualità, i convertitori da digitale ad analogico, le milleuno parti di un buon amplificatore (i condensatori, gli alimentatori, eccetera eccetera) e le casse – è tutto, sfortunatamente, molto costoso. Molti audiofili spendono decine di migliaia di dollari per i loro impianti; alcuni ne spendono anche di più. È folle? Forse, ma non vedo articoli che prendono in giro le persone che spendono 400 dollari per un pasto (che scompare una volta che lo si è consumato), o 80mila dollari per un’auto, o 10 milioni per un quadro. Potrebbe essere un po’ di rabbia populista contro le persone che hanno tutti questi soldi da spendere, certamente. Ma i media mainstream offrono entusiaste recensioni di ristoranti e di auto di lusso, e profili sognanti di manager di fondi finanziari i cui muri sono pieni di de Kooning e Rauschenberg.