#WhyIBlog Intervista a Mafe de Baggis

Settimana scorsa sono stato a pranzo con Domitilla. Abbiamo discusso di Why I Blog e di come si potrebbe sviluppare. Le ho detto che mi piacerebbe spostare l'attenzione verso l'estero, ma ho avuto sin'ora poche risposte. 

Tutti presi sti blogger. Ma le ho anche detto di voler almeno chiudere il cerchio con quelli che hanno fatto la storia della blogosfera italiana, dal sapore ormai molto lontano. 

Proprio mentre discorrevamo amabilmente su avrà vita più lunga tra blog e Social Network, Andrew Sullivan, uno che di blog ne sa qualcosa, decide di abbandonare la stressante vita dello scrittore digitale 24/7. 

Tra le tante reazioni e l'al lupo al lupo al grido i blog sono morti, mi è piaciuta particolarmente quella di Ben Thompson. Traccia, se ancora una volta ce ne fosse bisogno, la sostanziale differenza tra quello che succede qui e quello che succede sui Social Network 

In many respects, this map – indeed, the entire history of social media, particularly the public-facing services – is a story of unbundling the old-school blog. Twitter has replaced link-posts and comments, Instagram has replaced pictures, and Facebook has replaced albums and blogrolls; now Medium is seeking to replace the essay. None of this is a bad thing: literally billions more people now have a much simpler way to express themselves online thanks to the ease-of-use that is characteristic of any service that seeks to focus on one particularly aspect of communication, a big contrast to a blog’s ability to do anything and everything relatively poorly. It’s fair to ask just what a blog is good for anyway.
And so, to be clear, when I speak of the “blog” I am referring to a regularly-updated site that is owned-and-operated by an individual (there is, of course, the “group blog,” but it too has a clearly-defined set of authors). And there, in that definition, is the reason why, despite the great unbundling, the blog has not and will not die: it is the only communications tool, in contrast to every other social service, that is owned by the author; to say someone follows a blog is to say someone follows a person (This applies both for amateur and professional bloggers; most of the rest of this post is concerned with the latter).

Oggi Dave Winer pubblica un'altra ovvietà, ma meritevole di essere diffusa: 

Blogging isn't going to stop as long as people have something to say.

Insomma, rimettere in discussione la vitalità della pubblicazione di pensieri profondi da parte delle persone comuni sembra essere lo sport preferito di ogni inizio d'anno. Ed è per questo che sono molto felice di ospitare come prima intervista del 2015 Mafe de Baggis. 

Ho conosciuto Mafe nel 2009, alla BlogFest durante il suo ormai famoso WriteCamp assieme a Gallizio. Successivamente ho letto con molto piacere World Wide We, che per certi versi resta ancora attualissimo. 

Nome. Professione. URL e piattaforma utilizzata

Mi chiamo Mafe (Maria Felicita) de Baggis, sono una consulente di comunicazione e il mio sito/blog è su Wordpress all'indirizzo http://mafedebaggis.it/.  Ho anche un blog personale su cui scrivo raramente (ma con gusto) all'indirizzo https://brightsideme.wordpress.com/ e il blog del mio ultimo saggio, #Luminol, qui: http://luminol.inform-ant.com/blog/.

Perché hai un blog?

Per lavoro testo praticamente tutte le nuove piattaforme appena escono e poi continuo a usare quelle che mi piacciono e che trovo utili. Ho testato Blogger.com nel 2001 e da allora non ho mai smesso. Mi piace poter pubblicare i miei pensieri, personali o professionali che siano. 

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

È il luogo della sperimentazione e del confronto: poter pubblicare liberamente le mie idee e i miei ragionamenti senza dover passare da un processo di approvazione mi ha permesso non solo di migliorarle con l'aiuto dei lettori ma anche di farle riconoscere come mie e di dimostrare sul campo competenza ed esperienza.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Il blog oggi è diventato uno strumento di approfondimento tematico, molto utile per dare respiro alle idee che sui social media buttiamo lì, per unire i puntini e per riprendere, linkandole, le idee migliori degli altri.

Un blog che consiglieresti di seguire?

http://www.iscarlets.it/blog/, non solo per i contenuti ma anche per la coltissima cura del dettaglio e del codice.  In inglese http://nilofermerchant.com/, il mio riferimento su quasi tutto.