🎧 Cosa manca ad Apple Music per diventare grande?

Orfano di Rdio, sulla via del tramonto dopo lo smembramento da parte di Pandora di qualche settimana fa, mi sono concesso un paio di settimane di test e prove su Spotify e Apple Music.

Ho dovuto escludere tutte le restanti alternative perché incapaci di ovviare a tre fondamentali questioni per me imprescindibili in un servizio streaming: il salvataggio nella libreria personale di un certo numero di canzoni, la scarsità di cura nel segnalare novità di genere, scarsità di album a catalogo.

La pagina "Per Te" di Apple Music si aggiorna ad ogni accesso

La pagina "Per Te" di Apple Music si aggiorna ad ogni accesso

Spotify lo conoscevo già, l'ho usato per un certo periodo di tempo, ma poi abbandonato perché viziato dall'incapacità di salvare tutti i miei brani nella mia libreria personale, così come la completa disattenzione nei confronti delle nuove uscite di genere e artisti emergenti.

Le fondamenta funzionali di Spotify poggiando tutte sul concetto di playlist. Da li ci si muove poco, quantomeno a livello di interfaccia utente, e le possibilità di scoperta sono limitate alle proposte delle radio di genere, oppure alla funzionalità discover. Sembra, nonostante gli importanti investimenti fatti a livello di codice e algoritmi, mancare completamente i gusti personali dell'utente, proponendo sempre fastidiosissimi brani pop e indie pop che finiscono poi per contaminare tutta l'esperienza.

Apple Music, invece, impronta l'utilizzo su un approccio più personale. SI viene invitati a cliccare sul simbolo ❤️ quanto più spesso possibile, in modo da arricchire la sezione Per Te di novità o consigli dal passato che ancora non si è potuto apprezzare.

Curation

Quantità non significa qualità. E personalmente su Spotify l'ho constatato più volte. Sebbene vi siano sostanzialmente un'infinità di playlist suddivise per stati d'animo, orari del giorno, modi d'essere e più semplicemente per raccolte di stili musicali, la varietà temporale delle stesse è scarso. Se torno dopo una settimana o due i brani contenuti nelle playlist sono gli stessi, ma non dimeno, benché siano tutte titolate con richiami avvincenti ben poche volte vi ho trovato brani affini ai miei gusti.

Apple Music da far suo può sembrar soffrire di una pericolosa scarsità di playlist, anch'esse suddivise per momenti della giornata e curate da importanti riviste e magazine di settore, ma sopperisce alla grande con le pagine dedicate ai principali generi musicali e all'ampiezza di catalogo per ognuno di essi. 

Se paragoniamo ad esempio la pagina Rock di Spotify:

La pagina dedicata al Rock su Spotify

La pagina dedicata al Rock su Spotify

Con quella dedicata su Apple Music:

Parte della pagina di Apple Music dedicata al Rock

Parte della pagina di Apple Music dedicata al Rock

Si può facilmente notare come "l'argomento" venga trattato in modo molto differente. Spotify propone una raccolta musicale suddivisa per sotto genere, mentre Apple Music conduce verso sotto pagine composte sia da playlist, sia da segnalazioni di novità di album o singoli, artisti emergenti (è nello scroll successivo) e così via.

Insomma, su Spotify finisco per ascoltare il 50% del tempo musica già presente nella mia libreria, Apple Music non è come Rdio, ma quantomeno mi ha permesso di scoprire 26 nuovi album in un paio di settimane (Soltato 2 su Spotify). Non male. 

Sebbene vi siano alcuni bug inspiegabili come nell'applicazione per iPhone, come ad esempio l'impossibilità di aggiungere un album in libreria, nonostante sia già presente e salvato via desktop, Apple Music ha il grandissimo pregio di avere dalla sua iCloud Library. Questa caratteristica permette di salvare nella cloud Apple qualsiasi brano DRM free e poterlo ascoltare ovunque si possa accedere ad Apple Music con il proprio account. Un ottima opzione nel caso in cui un album non fosse presente su Apple Music per via di assenza di licenze territoriali o imposte dall'artista (immaginate quindi di acquistare l'album 25 di Adele, non presente su nessun servizio di streaming, e poterlo ascoltare ovunque grazie all'aggiunta su iCloud Library)

Infine, da un paio di giorni sta cominciando il rolling per espandere il salvataggio dei brani nella propria library da 25.000 a 100.000 un salto considerevole e insignificante ai più, ma ai miei occhi senz'altro un punto di forza rispetto a tutti gli altri competitor.

Paradossalmente, tuttavia, il più grande problema di Apple Music è iTunes, un software pesante, dal design ancorato ai primi anni 2000 e che nel tempo è cambiato poche volte radicalmente. Come è stato fatto con Photos, Apple dovrebbe:

  • Creare un'applicazione dedicata alla musica in streaming che non sia iTunes e non crei confusione con tutto il resto. Film, device, backup sono cose che non voglio vedere mentre sto ascoltando musica
  • Provare a portare la coda dei brani e il seamless play tra più device. Ovvero, interrompo un ascolto su PC, lo riprendo da telefono, lo interrompo su un Mac ritrovando sempre la lista di tutti i brani messi in coda e ascoltati
  • Sviluppare la parte social? Non saprei dire quanto gli utenti di Spotify inizino ad ascoltare il brano di un amico semplicemente perché visto in riproduzione. Piuttosto Apple Music dovrebbe poter dare libero sfogo e accesso alle playlist rendendole quantomeno collaborative
  • Creare un player web in modo da embeddare e "trasportare" qualsiasi canzone al di fuori dall'ambiente chiuso del software iTunes
  • Un servizio di notifica in grado di segnalare le nuove uscite di artisti già seguiti
  • Integrare maggiormente Connect nella pagina degli artisti e non relegarlo ad una vita a se stante. Connect ha enormi potenzialità di diventare un collettore diretto con gli ascoltatori, ma così com'è concepito ora lascia il tempo che trova perché ci si dimentica essere lì
  • L'integrazione nativa con Lastfm. Per me utilissimo per tenere traccia di quanto sto ascoltando

Ora, provando a pensare alla disponibilità monetaria di Apple e all'esperienza accumulata nel musica digitale nel corso di questi anni mi risulta ancora faticoso credere sia stato possibile affacciarsi al mercato con un prodotto così mediocre dal punto di vista del design e delle funzionalità visto che ha avuto a disposizione molto tempo e tutti gli altri competitor da cui trarre ispirazione e da cui si sarebbero potuti correggere tanti errori.
Quindi traballa la tesi di chi dice beh in pochi mesi si hanno già 6.5 milioni di utenti paganti. Apple Music soffre e soffrirà ancora a lungo il dominio di Spotify che grazie all'offerta gratuita continuerà a veleggiare serena per molto tempo. 

Tuttavia per le mie personalissime esigenze credo Apple Music sia il prodotto più vicino a quanto mi aspetto di trovare in un servizio di streaming. Nonostante l'assenza delle funzionalità sopra elencate.

Diamo tempo al tempo. Mi concedo un anno per assistere a come cambieranno e se ci saranno nuovi sfidanti in questo tipo di mercato così peculiare.

Buona musica.