Jessica Jones

***Attenzione. Questo post è ricco di spoiler e scritto dopo aver terminato la visione di tutte e 13 le puntate di Jessica Jones trasmesse su Netflix.***

Ho appena terminato di vedere la prima serie di Jessica Jones, la nuova serie tv Marvel, dopo Daredevil, ad essere ambientata nel quartiere Hell’s Kitchen di New York.

Oltre al profondo rammarico dovuto dal mio fallimento, causato dalla scarsità di tempo a disposizione, di rimettermi al pari con i vari universi Marvel su carta, sono rimasto un tantino deluso da questa prima stagione. 

Questo perché nutrivo grandi aspettative dopo l’eccellente, e lo è per davvero, Daredevil, sperando di trovare nella nuova eroina la giusta amalgama che poi la porterà insieme a Luke Cage, Iron Fist e Matt Murdock (Daredevil) a formare la nuova serie televisiva Defenders.

È una serie TV, lo so, c’è da seguire la trama dei fumetti, o comunque attenersi il più possibile, ma ci sono delle incongruenze di senso enormi.
Tipo, solo nell’ultima puntata a qualcuno viene in mente di indossare delle cuffie alla presenza di Kilgrave, il cattivo il cui potere è far fare qualsiasi cosa alle persone a lui vicino soltanto pronunciando loro delle frasi. Ma non si poteva già fare dalla seconda?

L’altra enorme incongruenza è che per oltre la metà della serie Jessica è legata a doppio filo alla vita di Hope. La cliente imprigionata e lontana dalle scene, ma tuttavia unico vincolo dal separare Jessica dall’uccidere Kilgrave. Nella scena finale dell’ultima puntata invece Jessica sembra non curarsi più della vita del prossimo, ma procede a passo spedito verso il suo obiettivo.

Jessica Jones, come dicevo, è la seconda protagonista di questo elenco di mini serie dedicate. 
È apparentemente normale, non ostenta i suoi poteri in modo sconsiderato e pensa più ad alcolizzarsi che a bullarsi in giro della sua super forza.
La grande differenza con Daredevil sta forse qui, un nocciolo di significato che permea tutte le puntate.

Jessica, a differenza di Matt, non mette il suo potere al servizio degli altri in questa prima stagione, anzi lo utilizza per terminare il suo scopo principale quello di vedere il villain Kilgrave consegnato alla giustizia in prima battuta, e morto nelle ultime puntate.
E’ ossessionata da questo obiettivo e spesso e volentieri ci si domanda se è sufficientemente intelligente per maneggiare il suo potere. In molte situazioni ho vissuto alcune scelte di Jessica come forzate, incomprensibili, ma spiegabili dal fatto che altrimenti la storia si sarebbe conclusa molto prima, tuttavia non sembra comprendere immediatamente quanto le sue azioni possano portare danno alle persone che le stanno vicino. Non ci fa caso, o comunque lo fa in modo superficiale, uno su tutti il coinvolgimento del vicino Malcom. Si interessa a lui solo quando la potrebbe condurre a Kilgrave, ma il suo interesse per lui va via via scemando.

Trauma

Probabilmente i creatori della serie poco si sono voluti soffermare su le paturnie di tutti i giorni, ma hanno giostrato le azioni di tutti i personaggi con l’intento di farci comprendere i traumi di cui tutti sono stati protagonisti.

Jessica in primis, con l’ampio senso di colpa per aver ucciso la moglie di Luke Cage sebbene sotto effetto dei poteri di Kilgrave, o per aver causato l’incidente mortale della sua famiglia.
L’amica del cuore e sorella adottiva Trish Walker con un infanzia devastata dalla madre per colpa dello showbiz. 
Hogart, l’avvocatessa squalo nel suo estenuante processo di divorzio.
Lo stesso Kilgrave, torturato da piccolo dai suoi genitori per via della sua malattia genetica.
I vicini. Malcom, passato attraverso il tunnel della droga. Robyn che vede morire il proprio fratello.

Come è girato

Ho vissuto Jessica Jones più come un misto di poliziesco e hospital drama più che un thriller dark come ci si potrebbe aspettare. O meglio, come Daredevil risulta essere.
Non c’è molta azione, non si muovono troppo le mani, ma anzi la presenza di un antagonista come Kilgrave sposta il piano d’azione a livello psicologico con scene basate più sui dialoghi che sull’azione. Il viaggio introspettivo di Jessica non rimane quasi mai, quindi, sullo sfondo, ma trapela ogni volta in cui lei rimane sola con se stessa o procede verso il suo obiettivo. 
Tuttavia non l’ho trovato particolarmente profondo in questa esplorazione. Jessica, come dicevo, sembra poco badare all’ambiente che la circonda sia essa la città (Hell’s Kitchen non appare quasi mai, non è lugubre e fumosa come in Daredevil), gli amici o i nemici. Tutto le è dovuto e si appropria di quello che desidera con la forza.
E poi in Jessica Jones non troverete mai, mai, mai un piano sequenza girato in questa maniera sublime:

Da qui forse nasce il mio senso di delusione nei confronti della serie. Speravo di trovarmi davanti ad un ennesimo capolavoro, invece mi ritrovo con un mix di Law&Order e Grey's Anatomy.

I cattivi

Il Kingpin interpretato da Vincent D’Onofrio non ha superpoteri, ma sa usare il suo carisma e disponibilità di denaro. Vuole il quartiere, vuole la città, non ha scrupoli e schiaccerebbe chiunque gli si parasse davanti, ma ha comunque un cuore, ama e viene ricambiato, ovviamente per interesse personale. 
Wilson Fisk di fatti è interpretato in maniera egregia, incute timore al solo sguardo, non gli serve parlare per sapere di essere dalla parte dei cattivi. E questo fa si che Daredevil abbia a sua disposizione il miglior villain insieme a Loki di tutto l’universo Marvel.

Kilgrave è differente. È quasi un buffone di corte, non si rende conto della sua pazzia mentale e usa il suo dono non per conquistare e mantenere potere, ma per raggiungere soltanto Jessica e averla tutta per se, lasciandosi dietro una discreta scia di sangue.

Tuttavia non ha il medesimo carisma del suo concittadino pelato. Viene perfino convinto da Jessica che potrebbe lui stesso diventare un eroe, un cucciolo mansueto e ammaestrato a fare del bene. Una farsa che non dura a lungo, ma sempre per colpa di Jessica, troppo debole in alcune situazioni per concludere la faccenda con lui nel mondo in cui andrebbe conclusa.

Ma la più grande differenza sta che nella prima stagione di Daredevil di Wilson Fisk dopotutto non conosciamo appieno la storia, c’è un crescendo che ci porterà a scoprire il suo vero animo soltanto a partire dalla seconda.
In Jessica Jones viviamo invece già tutto il climax e la serie tv si potrebbe chiudere ampiamente qui con la morte della sua prima nemesi Kilgrave. 

Kilgrave_death.png

Ma è proprio la morte di Kigrave, l’antieroe effimero, a far percepire la possibilità di diventare un archetipo a Jessica, la quale, tuttavia, fa una cosa poco convenzionale per un supereroe. Si consegna di spontanea volontà alla polizia, mentre un altro al suo posto si sarebbe premurato di lasciare le prove delle malefatte del suo nemico sulla scena del crimine e si sarebbe dileguata. Ma questo è un universo Marvel molto differente da quello di X-Men, Spiderman o lo stesso Daredevil.

Jessica mostra il volto umano di questi personaggi, oppressi dal peso della responsabilità per aver avuto questo dono, consci di doverlo restituire in qualche modo alla società in cui vivono, senza preoccuparsi troppo di nasconderlo o ostentarlo troppo. Vivono una vita normale, ma non si sa mai come riescano a tirare a campare se non lavorano mai un minuto in tutta la serie.