Medium o non Medium?

Non spetta a me dirlo o consigliarvi in una direzione rispetto ad un'altra. È innegabile però, quest'anno tra le mie maggiori fonti di condivisione su Twitter c'è stato Medium. Ne ho già parlato spesso, ma ho qualche nuova riflessione in merito.

Medium.com è stata la novità del 2015 per chi come me è appassionato di media digitali e osserva il fenomeno del blogging o della scrittura su web se preferite chiamarla così. 
Lo strumento esiste già dal 2014, ma solo da qualche mese si può dire essere esploso per davvero con qualche ripercussione anche in Italia.

Ce ne sono per così di storie che possono aiutarvi a capire perché sia utile o meno utilizzarlo, se sia meglio questo strumento piuttosto che un luogo di vostra proprietà, qui c'è un buon punto d'inizio.

Non mi interessa convincere nessuno a scappare da li, né tanto meno a rimanerci. Rifletto sul fenomeno per vedere il suo sviluppo, crescita o declino da qui ai prossimi due anni. 

Ev Williams, CEO di Medium, tra i fondatori della piattaforma Blogger e Twitter ritiene i blog, per come li conosciamo oggi, delle isole, mentre Medium come una grande piazza del mercato dove è molto facile condividere le proprie idee ma meno districarsi tra quelle altrui.

Ha sicuramente un innegabile talento nell'ideare software in grado di facilitare questo scambio, ma come ogni società della Silicon Valley che si rispetti il fine ultimo è il profitto, così come scrive uno sviluppatore che da poco ha lasciato la società: 

Why I'm leaving Medium

The idea that Medium will become a sort of social democracy where the free exchange of ideas could take place regardless of personal clout, is a dream that never came to fruition. The sad truth, is that Medium is just another San Francisco tech darling that’s taken millions of dollars in funding and is now accountable to their shareholders rather than its community and what do shareholders want? Growth. And growth is a tricky thing to manage. This fact is further compounded because growth itself and building community are often at odds with each other, sometimes even incompatible. In other words, Medium is growing so much that it’s starting to eat its own tail.

Altri segnali in tal senso arrivano proprio dal caro e vecchio Ev, in un podcast pubblicato da Re-Code dichiara sostanzialmente di avere poco senso pubblicare sul Web e a tendere lo si dovrà fare soltanto su Facebook e su Medium per sperare di avere una certa visibilità.

Ed è cosi mi aspetterei che sia. Se si entra per la prima volta su Medium ci viene chiesto di scegliere quali argomenti voler seguire per iniziare a popolare la propria home page personalizzata, mano mano che si premerà il bottone "Follow" per seguire argomenti o persone, quest'ultima si modificherà ad ogni nuovo accesso dando visibilità a solo una piccola parte di tutto quello che viene pubblicato sul sito. 
Un problema vecchio quanto l'Internet. Tanto contenuto, poche possibilità di emergere, selezione necessaria per poter sopravvivere sia da lettore, sia da produttore di contenuti.

Proprio ieri su Facebook mi sono imbattuto nella condivisione di un post interessante, quello di exedre che ha provato a tener traccia delle sorgenti di traffico delle proprie storie pubblicate su Medium. 
Così, di primo acchito ci potrebbe aspettare, viste le premesse sulle quali si basa la piattaforma (ovvero dare voce e la massima visibilità a chi ci scrive sopra), una grande maggioranza di traffico proveniente dalla stessa. Del resto perché altrimenti pubblicare all'interno di un luogo del genere se non per trarre il massimo beneficio dalla presenza di un ampia community interessata e ingaggiata già presente lì per i nostri stessi motivi?

E invece si nota come per tanti le principali fonti di traffico siano i social network invece di Medium stesso. E quindi? A cosa serve pubblicare su Medium se poi la gente ci legge da altrove?
Ora, mi mancano una base di dati solida per poter affermare con certezza che per ogni post accada la stessa cosa, ma in prima battuta si può dire che senza il circolo vizioso di un luogo dove trovare idee e spunti non ci sarebbe condivisione all'esterno d'esso e così in loop.

Ma dopo tutto, questa cosa non la facevano e fanno già i blog/siti pur essendo frastagliati e sparsi in milioni di URL differenti?

Come detto all'inizio, non spetta a me consigliarvi dove pubblicare le vostre idee, resto però convinto di quanto ho scritto a marzo anche alla luce di quanto letto ieri. Medium è sicuramente un ottimo luogo dove trovare spunti, riflessioni e materiale di discussione, ma potrebbe non essere quello adatto dove avere la meritata e ricercata visibilità.

Soprattutto, per come il suo fondatore lo sta posizionando, nella sua filosofia latente sembrerebbe andare contro tutto quello a cui abbiamo assistito nel web negli ultimi due decenni. Ovvero la proliferazione di alternative, l'evitare la stagnazione verso un unico luogo, l'ampiezza di scelta e la moltitudine di opzioni. 

Per il momento io non mi muovo di qui.