Uber-ization del contenuto

So, is Facebook Notes the end blogs (or… my blog)?
Yes. It is. Kind of. It feels like my blog (and many other of the more popular business blogs) are becoming the catch-all for a writer’s content, but the real destination is happening as these writers are choosing places like Facebook Notes to be their first line of defence (or Medium… or LinkedIn… or Huffington Post). And, that’s not a bad thing. Sure, some marketers will claim that you never want to have your words on “rented” spaces, but this could well be the Uber-ization moment for words. Maybe we do just put them where the readers are, and spend our time being more strategic about where our content is being distributed, instead of figuring out ways to get readers to come back to our blogs? Is this giving in to a Borg-like mentality (“resistance is futile”)? I don’t think so. What creators of content now have to realize is this: it’s not just what your words say, but where they appear. Forcing readers back - day in and day out - may be a much more difficult platform build, than simply putting your words in a myriad of spaces that can open them up to new and exciting audiences.

Il blogger canadese Mitch Joel posta per la prima volta utilizzando la rinnovata funzionalità Notes di Facebook invece del suo blog, riflettendo sulla ricerca di utenti e idee da condividere piuttosto che restare confinati nel proprio dominio web, faticando a trovare un proprio pubblico.

Io reputo Medium, le note di Facebook o i post su Linkedin degli strumenti molto potenti per diffondere velocemente e in breve tempo idee, opinioni e concetti di natura generalista, di nicchia ma comunque di una portata orizzontale.
Non saranno mai adatti ad esempio ad un blog di cucina, di moda,  o qualsiasi altro  con una forte impronta tematica.
I creatori di contenuto dovranno anche comprendere dove sia meglio pubblicare le loro produzioni di qualità, e sebbene le piattaforme sopra citate sembrano le più adatte per fargli guadagnare una certa rilevanza in termini di readership e condivisioni,  ciò sembra non allontanarsi troppo dalla regola aurea dove solo una misera percentuale di utenti sono i veri creatori di quel contenuto, mentre oltre il 90% ne è il fruitore.

Si potrebbe pensare, inoltre, tali luoghi come stimolatori nel liberare la creatività repressa di alcuni, a caccia di magno gaudio una volta premuto il tasto post. Tuttavia, se prendo ad esempio la scena blogosferica italiana, i creatori di contenuto ad oggi molto forti su Medium non sono altro che i vecchi blogger della prima ora, passati prima da Splinder, Blogger, Wordpress e ora qui, a caccia di quell'utenza di massa perduta. 

Si perché la frammentazione delle risorse informative disponibili online ha fatto si che il grande pubblico disponesse di una quantità enorme di fonti dalle quali attingere, la vecchia guarda di blogger quindi ha dovuto necessariamente trovare un luogo dove l'utenza venisse attratta da differenti tematiche e non soltanto la propria. 
La vera differenza però è che qui, oltre ad non avere il completo controllo del contenuto (quello che si pubblica diventa proprietà della piattaforma) i propri pensieri vengono annegati da algoritmi o da scelte fatte dagli utenti stessi su cosa seguire oppure che hanno dichiarato essere più interessanti rispetto ad altri.

Quante volte siete stati in home page di Medium? E per quanto tempo sulla timeline dei vostri amici su Facebook?

Mi piacerebbe pertanto sapere se:

  1. La readership per post è davvero accresciuta
  2. Se chi legge sia in grado di dare una specifica identità al creatore del contenuto (forse solo su Facebook)

La lotta per l'attenzione è la vera moneta di scambio nel mondo digitale. Vedremo se queste piattaforme sapranno drenare tutto.
Io ancora non mi arrendo e da qui non mi schiodo.