Sul pubblicare e il diritto ad informare

Sono fondamentalmente d'accordo sia con Luca Sofri che Jeff Jarvis. Trovo corretto il dovere etico di una testata giornalistica di pubblicare tutto il materiale attinente ad una storia, in grado di spiegarla nella maniera più completa possibile al proprio pubblico di lettori. 

Nello specifico mi riferisco alle vignette di Charlie Hebdo, interpretate e riconosciute dai più come pagine satiriche, ma probabilmente facilmente interpretabili come offensive da molti altri. Luca nello specifico scrive:

E poi, questi contenuti non sono più, oggi, “inutilmente offensivi”: sono probabilmente offensivi, sì, per qualcuno, ma utili a capire per altri, e utilissimi a difendere una libertà di principio per tutti quanti (e nessuno pensa di pubblicarli perché li condivide: molti sono schifezze facili e pigre), a prescindere da come li giudichiamo. Il fatto è che pubblicarli, oggi, è rifiutarsi di pagare il pizzo.

Mentre Jeff Jarvis

Apart from the Jewish Chronicle, whose rationale for not running the cartoons is obvious, I find the excuses and the behavior of others to be cowardly and illogical. The New York Times told BuzzFeed — BuzzFeed — that it does “not normally publish images or other material deliberately intended to offend religious sensibilities. After careful consideration, Times editors decided that describing the cartoons in question would give readers sufficient information to understand today’s story.” 
I call bullshit. The images of terrorists shooting innocent policemen are offensive in the extreme but The Times chose to run them. Why? To inform. That is our journalistic mission. So how is it not in the journalistic mission of The Times to run the cartoons? I don’t buy that journalism should not offend. I don’t buy that describing them is sufficient. Even though I worship at the obelisk of the link, I also don’t buy the rationale that readers can find the cartoons elsewhere (hell, most everyone I know tweeted them yesterday). No, if you’re the paper of record, if you’re the highest exemplar of American journalism, if you expect others to stand by your journalists when they are threatened, if you respect your audience to make up its own mind, then damnit stand by Charlie Hebdo and inform your public. Run the cartoons.

È una questione parecchio delicata. Mettere a repentaglio la vita dei propri dipendenti, ed utilizzare questa come "scusa", oppure dare ai propri lettori tutti gli strumenti per comprendere la realtà che li circonda? Non dovrebbe fare questo un giornalista?

Poi certo, come dice Massimo probabilmente il pubblico italiano online non è sufficientemente maturo per vedere sbattuto in home page un video cruento di un'uccisione di un altro essere umano. Tuttavia credo sia sempre responsabilità di chi pubblica quel tipo di contenuto guidare i propri lettori (con un filtro ad esempio richiedendo la data di nascita) all'accesso di quel tipo di contenuto, evitando di lavarsene le mani, ma anzi ergendosi a paladini del bon ton e della moderazione per evitare di urtare la sensibilità di qualcuno.

Credo sia compito di chi si definisce come mezzo di informazione, raccontare tutto e sempre. È il mondo che ci circonda, brutto o bello che sia.