Così vicini, così lontani

È probabile, o comunque altamente certo, che sin dagli albori dell'Internet - e poi grazie all'avvento del Web - ci siamo resi conto di come accendere un computer o un qualsiasi device dotato di un'interfaccia utile in grado di andare online avvicinasse tra loro le persone

Impulsi elettrici e qualche pezzo di ferraglia per unire punti vista lontani migliaia di chilometri, con la promessa mantenuta, anche se da sempre in bilico, di lasciare una traccia indelebile di queste idee per i posteri a venire. 

Da quando l'essere umano ha compreso come sfruttare le linee telefoniche e l'informatica è perciò riuscito a prendere dei piccoli grandi pezzi della cultura, dell'economia e di tante altre bellissime o bruttissime cose e adattarli, con una qualità esponenziale al passare del tempo, alle esigenze tecnologiche in costante trasformazione. Una costante rincorsa all'adattamento da lasciare senza fiato, ma soprattutto senza il tempo di riflettere sulla necessità di pensare ad Internet come un laboratorio dove migliorare la società.

Quello che troppo spesso è invece accaduto, e ahimè ancora accade, è la volontà di far vincere le sovrastrutture sociali e di regole create per gestire un mondo fatto di barriere fisiche, linguistiche, Nazionali. Un mondo nato prima di questa stupenda invenzione e che la vede ancora come un mezzo e non uno spunto per migliorarsi.

Purtroppo ancora in pochissimi casi siamo stati in grado di comprendere come questi luoghi che ogni tanto decidiamo di abitare durante le ore della nostra giornata sono fatti dalle medesime anonime e sconosciute persone incontrate al mattino in metropolitana e al ristorante al tavolo accanto al vostro. Certo, di esempi di unione e partecipazione alla vita sociale e civile ce ne sono stati e sempre di più ce ne saranno. Internet, come ho detto all'inizio, avvicina le persone. Sì, anche fisicamente parlando.

La mia obiezione sta nel fatto di vedere prevalere certe logiche che per chi come me cresciuto con una tastiera sotto i polpastrelli, fatica sempre di più a concepire. 

Lo spunto per questo post arriva da un altro, letto un paio di giorni fa, su Digit.co un servizio molto intelligente e per certi versi talmente banale da sembrare indispensabile. Una sorta di salvadanaio dell'era moderna.

Non male. Provo ad iscrivermi. Riservato agli Stati Uniti.

Mi sono tornate in mente tutte quelle volte in cui, durante questi crescenti anni di escalation di fruizione della Rete da parte del sottoscritto, mi sono ritrovato nella medesima, identica, maledetta situazione: Netflix, Pandora, Rdio, provare a vedere il film documentario su Aaron Swartz, i region lock di una serie tv in streaming, etc.

No, non butterò un "potrei continuare all'infinito" così a caso, sarei un ipocrita. Tuttavia di casi simili a questi ce ne sono stati tanti e mi auguro ce ne saranno sempre meno in futuro. 

Il paradosso di voler difendere una Rete libera, aperta e accessibile allo stesso modo per tutti è un bel sogno a cui tutti piace pensare, tuttavia funziona a discrezione di chi crea un bene o un servizio che a sua volta è costretto a rispondere a delle regolamentazioni non nate per questi luoghi, ma dove ci si sforza di applicare quelle pensate per un mondo senza Internet.

Magari non sono riuscito a spiegarmi al meglio, è un post nato di getto alle 2.00 di notte. Conscio del fatto si possa riferire alla minoranza degli italiani altamente alfabetizzati digitalmente parlando (l'ultimo rapporto Istat dice che 22 milioni di italiani non hanno mai usato Internet). Ma spero di vedere diventarci capaci di semplificare il mondo in cui viviamo con le sue complessità grazie alle lezioni apprese al di là di uno schermo connesso.