VerySchifo

Non meno di una settimana fa ci eravamo illusi di saper promuovere, finalmente, un'immagine diversa dell'Italia grazie al video del Ministero dello sviluppo economico. 

Un video semplice, piatto, fa quello che deve e cerca di screditare - in un anno così importante come questo per l'Italia - un'immagine in caduta libera ormai non so più da quanti anni.

Su Facebook ho commentato questo breve spot come una grande dimostrazione di come la volontà di pochi, dei privati soprattutto, sia la sola cosa ancora in grado di trasmettere quel poco di positivo rimastoci.

Mostrare al mondo cosa c'è nel settore pubblico invece con tutte le sue clientele, una burocrazia elefantiaca, e tante altre nefandezze sarebbe stato come darsi la zappa sui piedi. Ovvio.

L'illusione è finita ieri mattina. Con la presentazione di verybello.it da parte del ministro Franceschini.

Il sito nasce con delle intenzioni nobili, è innegabile. Radunare tutte le iniziative culturali presenti in Italia durante il periodo dell'Expo 2015. Il significato del nome non ritrova, tuttavia, nessun significante nelle URL dello stesso.

Il sito è stilisticamente orribile, nessun'altra lingua è presente al di fuori dell'italiano fino al 7 febbraio, è costato 5 milioni di euro (per una paginetta wordpress che raccoglie un database) e francamente trovo indecente essere ricaduti di nuovo così in basso a tutti i livelli. Noi che dovremmo essere l'icona dello stile nel mondo, lo andiamo a raccontare agli altri varcando lo spazio-tempo utilizzando un design web da inizio anni 2000. 

5. Milioni. Di. Euro.

E c'è ancora tempo per fare dell'ironia a quanto pare. 

Il blog Irresponsabile Commerciale ha raccolto qualche pensiero, molto condivisibile, sulla faccenda:

  • una parte consistente degli addetti ai lavori solleva un sacco di critiche accettabili e condivisibili;
  • il sito rallenta tantissimo per buona parte della giornata, anche in serata, e lei acclamandone il successo dichiara sostanzialmente che 500.000 accessi sono sufficienti per mettere in crisi il server che dovrebbe essere interpellato da una consistente fetta di umanità che raggiungerà l’Expo;
  • succede anche, si fidi, che buona parte dei tecnici che in rete non la criticano, siano così silenti per imbarazzo oppure troppo vicini a lei per non sentire il rischio che alle critiche possa scomparire qualche sedia o qualche lavoretto, ché lei come anche un’altra rilevante figura dell’Enit avete saputo iniettare narcotico a qualche specialista di settore oggi troppo silente;
  • succede che tante persone che si sono sobbarcate la spesa di una giornata a Roma per sostenere il TDlab siano tra coloro che la stanno criticando e che con l’operazione #verybello hanno compreso che forse lei e il suo entourage, quello che è l’elaborato del laboratorio digitale lei non l’abbia letto o, caso più grave, lei non l’abbia capito;
  • anche il fatto che quel traffico al sito verybello.it sia traffico curioso e non pertinente e non della qualità per cui il sito è creato a lei non interessi è preoccupante. Provi a controllare i dati relativi al tempo medio di permanenza sul sito, il numero delle pagine lette o il tasso di rimbalzo, così da avere un’idea più chiara e comprendere che il tweet che lei ha scritto, nella migliore delle ipotesi, è dettato dalla non consapevolezza della situazione, altro motivo per dimettersi.
  • la cosa però più grave del suo tweet è che è colmo di supponenza e di consapevolezza d’impunità. Quel tweet è la misura della sua inconsistenza, della sua inutilità.

Si. Forse si. Ci vorrebbe il napalm. O quanto meno lo spaccato dei costi utilizzati per costruire un sito del genere.