The Last of Us Remastered

Sia lo si faccia per lavoro, sia per passione, riuscire a portare a termine un videogioco per poterne scrivere una recensione è un’operazione complicata.

I siti di news sul tema, così anche Fuorigio.co, vi offrono un panorama più completo possibile, ma difficilmente chi sta scrivendo è mai riuscito ad arrivare alla schermata finale se non molto tempo dopo dall’uscita dell’articolo. Mano sul fuoco, io compreso.

Tuttavia, questa volta ho voluto aspettare. Un’attesa necessaria. Sì, perché The Last of Us, e ancor più nella sua edizione Remastered per PS4, entrerà di diritto tra la schiera di quei videogiochi da prendere in considerazione nell’argomentare la loro vicinanza alle opere d’arte.

Come ad esempio Journey, vicina ad un quadro, oppure Heavy Rain molto affine ad un girato cinematografico. Ecco mi è allora impossibile raccontarvi di The Last of Us Remastered se non iniziando col dirvi di immaginarvi una perfetta amalgama tra un romanzo thriller, un film d’azione e una serie tv drammatica.

The Last Of Us Remastered

The Last of Us Remastered è un testamento di come lo storytelling affondi le proprie radici nel nostro ancestrale bisogno di immergerci in una storia. Certo, è un survival horror ed è probabilmente la definizione più giusta se fossi costretto ad incasellarlo in un perimetro omogeneo. Tuttavia è molto di più.

Un racconto emozionante, da vivere e da gustare come meglio crediate. Sta a voi decidere come affrontare le 15 ore di gioco (in media) che vi si presentano davanti: come un unico lungo film, oppure una serie a puntate. Ho optato per la seconda, magari arrugginendomi un po’ con i comandi, ma addentrandomi ad ogni sessione in un contento difficile da abbandonare.

Il tema di fondo è quello che va per la maggiore da qualche anno a questa parte. Un virus letale ha ridotto la popolazione umana in poche centinaia di migliaia di unità, costretta a convivere con chi si è “trasformato” in Runner o Clicker a seguito del contagio.

Joel sopravvive. Joel combatte ogni giorno la propria battaglia dopo aver perso tutto. Iniziando dalla propria famiglia. Imbattendosi dapprima ne Le Luci, un gruppo organizzato para-militare il cui unico scopo è quello di provare a trovare una cura a questo fungo misterioso e successivamente in Ellie, una ragazzina di 14 anni che lo accompagnerà in questo viaggio verso la speranza di un mondo risanato.

Come sapete abbiamo già recensito The Last of Us. E qui vorrei parlarvi di cosa troverete in questa versione aggiornata.

Si perché The Last of Us Remastered è un gioco, come suggerisce il nome, rimasterizzato. E’ il perfezionamento di un’opera già perfetta su Playstation 3 e migliorata per diventare un ulteriore capolavoro su Playstation 4 evitando di sfigurare con qualsiasi altro titolo nato e pensato per le console di nuova generazione.

Le differenze con il fratello maggiore, risiedono soprattutto nel comparto grafico. Gli sviluppatori Naughty Dog, gli stessi della serie Uncharted, hanno lavorato per oltre sei mesi per garantire nel 95% del gioco una solidità di 60 frame al secondo, introdotto la modalità Photo Mode (con cui è possibile fare degli scatti fantastici del gioco), 1080p di risoluzione, definizione texture di quattro volte superiori rispetto a Ps3.

The Last Of Us Remastered

Non finisce qui, troverete già disponibile l’espansione single player “Left Behind” che percorre il percorso di maturazione di Ellie, le 8 mappe di “Terrori Abbandonati” incluse nel DLC, così come la modalità Realismo. Una modalità molto ostica, come suggerisce il nome, dove non vedremo i colpi a disposizione ne l’arma selezionata e dei nemici davvero ostici. Insomma, gli amanti della strategia e dell’attesa sono stati ulteriormente accontentati. Interessante l’utilizzo dello speaker integrato nel DualShock 4, sfruttato per gli effetti di accensione/spegnimento della torcia, così come per l’ascolto dei diari audio trovati da Joel durante la sua avventura.

Non male, anche se il lavoro non è stato mastodontico, fortuna maturata grazie al fatto che già The Last of Us fu pensato come un titolo cross-gen, in grado di sfruttare quanto di meglio la passata generazione di console avesse da offrirci.

Benché Paolo vi abbia già condiviso tutto quello ci fosse da dire sul gioco originale, non mi resta che concludere con una mia personalissima disanima su cosa è stato per me questo titolo e di quali significati si carica.

Questo gioco ti arriva come un pugno nello stomaco. È capace di frustrarti nelle fasi di azione ed emozionarti come poche altre produzioni multimediali sono in grado di fare nelle cut-scenes degne di Hollywood. Riesce nell’arduo compito di amalgamare al suo interno le migliori caratteristiche fondanti della nostra cultura: l’attrazione di una trama da romanzo, un’eccezionale colonna sonora a firma Gustavo Santaolalla in grado di sottolineare con forza i momenti toccanti così come quelli ad alta tensione, panorami e ambientazioni da fotografia mozzafiato e dialoghi mai banali (doppiati perfettamente da attori veri). 

Sotto l’aspetto ludico non c’è nulla di rivoluzionario lo ammetto, anzi, difficilmente interagiremo con tutto ciò che ci circonda, ma una grande regia e storytelling sono in grado di indirizzare l’esperienza sui binari dell’empatia e introspezione impossibili da assecondare, ma soprattutto da abbandonare se non ai titoli di coda.

L’acquisto di Playstation 4 vale la pena anche solo per questo gioco al momento, anche se avete già apprezzato la prima versione sulla console precedente. Un consiglio veramente spassionato, non lasciatevi scappare, a detta di molti, uno dei più importanti capolavori videoludici di tutti i tempi.

AC è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.