Di Santi ed Expo

Come dicevo, in questi giorni sono a Colonia per una fiera sulla digital economy. Non ero mai stato in Germania prima d'ora a parte uno scalo a Francoforte, ma senza mai uscire dall'aeroporto. 

Ho quindi il beneficio del novellino. Parlavo con qualche collega e quando dico di essere di Milano alla gente gli si illuminano gli occhio. Per fortuna.

Qui si immaginano Milano come Firenze o Roma, una città piena di sole, bella gente, musei, moda e di chi si sa godere davvero la vita. 

Foto di rupertalbe

Lo eravamo così, forse molti anni fa, ma oggi...Oggi siamo diventati un lontano ricordo di quest'immagine. Perché lottiamo con tutte le forze 11 mesi per 3 settimane di ferie costosissime, e non sono certo sia questo il vero concetto di godersi la vita.

Attenzione non è una lamentela, solo una constatazione di come la nostra immagine di italiani sia ancora di quelli che sorseggiano rosso da un calice mentre chiudiamo affari con il sole in fronte. Per il resto ancora pochi si rendono conto di quando, di questi tempi, siano davvero davvero fortunati.

Queste scene le vivono altri. Chi? 

Chi ruba ovviamente, chi fa dell'attività illecita la sua ragione di vita, chi approfitta di chi sgobba e paga le tasse. Loro si che se la godono la vita.

Tutto ciò mi ha fatto pensare a ieri mattina, mentre alle 6.30 partivo verso Malpensa dal mio paesino vicino Bergamo. Stupito o meglio scoraggiato dalla classica coda poco dopo il casello di Sesto San Giovanni sulla Torino Milano. Un assurdo ingorgo, reso ancora più assurdo da quell'urbanista che ha pensato l'incastro di uscite dalle varie tangenziali in quella maniera. 

Rassegnato, questa è la parola giusta, dal fatto che mancano 8 mesi all'inizio dell'Expo 2015 e la popolazione di Milano e hinterland quasi raddoppierà.

Il traffico semplicemente esploderà. Mafia. La metro 4 non sarà pronta per tempo. Nessuna quarta corsia sulla Torino-Milano. Niente vie dell'acqua. Nessuna grande opera al momento utile al pubblico è stata completata. 

Sarebbe dovuto essere il nostro momento di riscatto, in cui il mondo ci guarda e ci ammira, il momento per ricominciare a dare forma a quell'immagine di noi a cui all'estero qualcuno è ancora aggrappato. 

Invece finirà tutto a tarallucci e vino, solo che stavolta la prima pagina saranno i media del globo terraqueo a darne notizia, non più solo quelli locali.