Di calcio non si parla

La mia seconda lettura estiva è Di calcio non si parla di Francesca Serafini. Scoperto poco prima di partire grazie a questo post su Fútbologia.

Letto anch'esso letto in mezza giornata, il libro è un racconto leggero del rapporto di Francesca con il calcio giocato, perché tifosa in un periodo in cui il calcio era ancora una prerogativa maschile.

Anzi a dirla tutta il calcio è ancora un argomento sessista e con occhi straniti guardiamo donne in grado di padroneggiarlo con tanta dovizia di particolari. Francesca è una di loro, è una di noi. Uno specchio riflesso mentre si leggono sprazzi di esperienze avute da piccola così come da adulta.

Ho trovato nel saggio tanti passaggi in grado di spiegare concetti da anni rimuginati nella mia testa, come il tentativo fallito di spiegare il tifo verso una squadra rispetto che un'altra. E la somiglianza con essa come con il proprio cane.

Il passaggio però che voglio riportare è una sintesi di come mi piace intendere questo sport. In verità Serafini non si sta riferendo al calcio, ma come nella sua famiglia quando si discute tanta è la voglia di raccontare che si finisce per ripetere le stesse cose. Un po' come nel calcio:

Ed è questa cosa qui - la ricorsività rassicurante che ci riporta bambini - che continuamo a mettere in scena tutte le volte che abbiamo tempo da condividere: il nostro modo di tornare in un luogo in cui siamo stati felici. 

Se ami il calcio, ti consiglio di leggerlo!