La posa che cambia

Vito Campanelli su Doppio Zero propone uno stralcio del libro Snap Shooters di cui è autore insieme a Marco Cadioli.

Sembra un progetto ben strutturato, finanziato dal basso, volto a studiare il cambio di paradigma avvenuto nel mondo della fotografia, e della postura del fotografo in particolare, a seguito dell'avvento degli smartphone come strumento di scatto. 

Immagine scattata all'ultimo concerto dei Linkin Park a Milano

Immagine scattata all'ultimo concerto dei Linkin Park a Milano

Tralasciando ogni considerazione sull’omologazione estetica degli immaginari che la pervasiva presenza di immagini ridondanti produce, ciò che mi sembra ancor più meritevole di un approfondimento è la circostanza che, anche grazie al peso e alle dimensioni estremamente ridotte di apparecchi che richiedono nulla più della pressione di un tasto, si va scrivendo tutta una nuova grammatica di posture che denotano l’atto fotografico e che, nonostante la novità e l’eterogeneità, sono già percepite e riconosciute come tali. 

Qante volte, soprattutto ai concerti, vi siete trovati con le braccia tesissime per cercare di rubare lo scatto migliore o un video il più fermo possibile?

Snap Shooters

[...]L’altra considerazione che mi sembra meritevole di attenzione è relativa alla circostanza che quando si fa a meno del mirino ottico l’angolatura dell’apparecchio si svincola dal tradizionale ancoraggio con l’occhio umano determinando una profonda frattura del tutt’uno macchina-fotografo. Il dispositivo fotografico digitale, da tale punto di vista, esaspera la sua natura intrinseca di organo separato dal corpo umano per configurarsi come occhio a distanza che il fotografo controlla stringendolo tra due dita. Tale nuova configurazione ha importanti conseguenze pratiche, rende infatti possibile l’azione di lanciare l’occhio oltre l’ostacolo, nel senso che è possibile superare con una certa facilità gli ostacoli (altre persone, architetture ecc.) che si frappongono tra il fotografo-cacciatore e la preda individuata: sarà sufficiente distendere in alto il braccio e continuare ad osservare la scena riprodotta dal display. Alcuni modelli di fotocamera, peraltro, permettono di orientare il visore (anche di 360°) e ciò aumenta ulteriormente la possibilità di superare in altezza eventuali ostacoli; per non parlare dell’utilizzo di cavalletti monopiede, i quali – di fatto – rappresentano un’estensione del braccio di molti centimetri.

Sicuramemte acquisterò il libro per approfondire.

Disponibile in print on demand qui.