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Così Aldo Cazzullo su Corriere della Sera di oggi parlando di chi la coppa più importante l'ha già sollevata.

Rido a pensarlo chiuso in una casetta a urlare cori ultrà.


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Sono state proprio le sofferenze a farlo crescere. A lungo è stato giudicato leggero, avventato, un po’ superficiale; era solo giovane. A Parma era diventato amico del magazziniere, presunto terminale di un giro di scommesse: nel 2005 si era- no scambiati 1.875 sms, una media di sei al giorno. E si era iscritto a ragioneria. Una troupe tv impietosa andò a documentare un suo esame in terza, il portierone impegnato in un esercizio di partita doppia alla lavagna e i compagni che suggerivano, un po’ per simpatia un po’ con perfidia: «Gigi, scrivi 2! Non lì, nell’altra colonna!». Bocciato. Frequentata la quarta da privatista, non si presentò agli esami di maturità ma si iscrisse direttamente all’università, allegando un diploma rilasciato da una scuola romana (che prese le distanze: «Il signor Buffon non risulta tra i nostri iscritti»). E poi le scommesse, per milioni di euro; non si è mai capito esattamente quanto.

Poi è intervenuta la famiglia. Gente solida, per cui lo sport coincide con la vita: la madre Maria Stella campionessa e per 17 anni primatista italiana di getto del peso, il padre Adriano campio- ne juniores di peso e disco, le sorelle Guendalina e Veronica pallavoliste in serie A. Lorenzo Buffon, il portiere del Milan Anni 50 e fidanzato di Edy Campagnoli la valletta di «Lascia o Raddoppia», è suo cugino. Proprio una delle sorelle ha raccontato che «a volte Gigi si chiude a chiave nella casetta di fianco alla villa di famiglia e si mette a cantare i cori degli ultrà, da solo». Se è per questo, una volta mostrò con orgoglio la t-shirt con la scritta «boia chi molla» («ma non sapevo fosse un motto fascista, l’ho letto per la pri- ma volta in collegio a 13 anni è mi è piaciuto»), un’altra suscitò il risentimento delle comunità ebraiche indossando la maglia numero 88, traduzione numerica di Heil Hitler («e che ne sapevo io? Piaccia o no, il simbolo del carattere sono le palle, e nel numero 88 di palle ce ne sono non solo tecnicamente. È passato attraverso una depressione e una separazione. Ha seguito la Juve in B e ha contribuito a restituirla alla sua dimensione. È arrivato al quinto Mondiale. E ieri sera aveva ancora l’entusiasmo, alla fine, di entrare in campo zoppicando per andare ad abbracciare i compagni, uno ad uno.