Medium? Qualche volta. La blogosfera non è più personale

Questa settimana sembra che molte voci si siano concentrate sullo stesso argomento. La centralizzazione della blogosfera, il progressivo avvicinamento verso piattaforme come Medium e la scomparsa dei blog come l'intendevamo agli inizi degli anni 2000.

Medium

Partiamo dal post della collega danah boyd, ricercatrice Microsoft, e il suo post dove dichiara di essere stata contattata da Medium assieme ad altri blogger per alimentare la collezione: “The Message: A Pandaemonium Revolver Collection.”

This is an experiment. We’re trying to figure out what it means to incentivize each other in our writing, to spark ideas for each other, and to give feedback to each other as we blog about all sorts of things. For me, this is an opportunity to step back and think about blogging whatever’s on my mind – not just research-driven essays or angry rants, but reflections and commentary and all sorts of other good stuff. Per my agreement with Medium. [...]

Al che mi sono posto la domanda cosa ne sarebbe stato del suo blog, e tra i commenti ho ricevuto questa sua risposta:

Andrea: It’s not about it being an “external” platform per say, as much as it is that the folks at Medium have actively engaged us and provided a way for us to really push each other. I really appreciate that, just as I appreciated the dynamics of LiveJournal being different than the dynamics of WordPress. Posting here on my blog has become a lonely sport, not because people don’t post interesting comments, but because this is just me. And I have no desire to moderate a group of bloggers here.

Il blog personale diventa addirittura un luogo troppo solitario, dove, secondo lei, non si è in grado immagino di raggiungere un pubblico più vasto.

Uno spunto simile, sebbene molto più limitato nella voglia di trasferirsi, è il post di Giuseppe Granieri. Esalta le qualità di Medium, ne sta studiando le dinamiche, ma dice una cosa fondamentale:

E al di là del fatto che oggi gli smart guys sono tutti lì

Come a dire, se non ci sei, non sei riconosciuto come blogger. Se non ci sei non sei tra gli smart guys e quindi il tuo blog non è più sufficiente. Inoltre, sembrerebbe che il modo in cui costruiamo/costruivamo relazioni grazie ai blog non è più abbastanza. Forse perché, come dice Letizia Sechi, le piattaforme tradizionali pagano il ritardo nei confronti di Medium che è stata brava a creare collegamenti sottili e spesso invisibili tra le storie e chi le scrive.

C'è tuttavia un rovescio della medaglia, almeno per il sottoscritto.

A chi appartengono questi scritti una volta che spingiamo il bottone "Publish"?

Da qui mi trovo piuttosto d'accordo con le posizioni di Mathew Ingram e Dan Gillmor sulla faccenda. Entrambi scrivono in tono nostalgico dei primi giorni dei blog, per un semplice motivo. Il business sta vincendo sull'elemento personale, costringendoci a scrivere addirittura su piattaforme centralizzate controllate da terzi.

...We’re in danger of losing what’s made the Internet the most important medium in history – a decentralized platform where the people at the edges of the networks – that would be you and me – don’t need permission to communicate, create and innovate.

This isn’t a knock on social networks’ legitimacy, or their considerable utility. But when we use centralized services like social media sites, however helpful and convenient they may be, we are handing over ultimate control to third parties that profit from our work, material that exists on their sites only as long as they allow...

Negli Stati Uniti stanno nascendo associazioni che promuovono proprio questo tipo di Web e aiutano gli altri a riportare la propria opinione in luoghi de-centralizzati, come i IndieWebCamp.

Da qui uno spunto di riflessione. Pur amando io stesso Medium e avendone apprezzato in passato le novità portate nel mondo dei CMS, rimango però dell'idea che è il proprio blog il luogo adibito a parlare nel modo più personale possibile, come scrissi qui:

La bellezza di avere un luogo come questo è l'espressione di non volersi uniformare ad un luogo "altro" dove vigono regole decise a priori da altri e la moneta di scambio è solo la visibilità. Qui dentro, e parlo di chi ha deciso di curare un proprio blog, senza sentire il bisogno di delineare degli spazi siamo quello che realmente vogliamo dire di noi, non quella "mediazione necessaria" dovuta alla voglia di aderire nel vano tentativo di spiccare dalla massa. 

Medium può essere un biglietto da visita molto interessante per mostrare il vostro pensiero, le vostre qualità scrittorie, oppure il luogo perfetto dove creare contenuto in collaborazione. Resta però un luogo dove si scrive gratis e non tarderà molto prima che quanto è scritto verrà monetizzato.