Festival Internazionale del Giornalismo 2014 #ijf14

È sempre troppo facile parlare di un evento seduto dalla poltrona di casa, tuttavia sarebbe incoerente non farlo, visto che in molti speech ho sentito parlare della Rete come la grande abbattitrice dei confini di prossimità territoriale. 

Ho dovuto fare una selezione dei tantissimi contenuti prodotti e caricati in tempo record sul canale YouTube del Festival del Giornalismo 2014. Dal mio punto di vista, quindi, così come di chiunque altro rimasto tra le proprie quattro mura casalinghe, è come esser stati a Perugia insieme a tutti gli altri. Fatta eccezione per il networking e le grandi pacche sulle spalle che mi mancano sempre un po'.

Il primo degli interventi è stato: Digital Content is King.

Sono partito da questo perché attratto dal titolo e dai partecipanti: Serena Danna, Andrea Zappia, Marco Patuano, Riccardo Cavallero e Vittorio Zucconi. 

Ebbene, in un'ora e passa di dibattito si è iniziato a parlare di contenuti digitali all'incirca al minuto 43, quando è stato chiesto quale sarà il ruolo di Netflix quando arriverà in Italia e se e come riuscirà ad imporsi. 

Al di là di sottolineare che forse sarebbe servito un titolo differente all'incontro, questo quello che mi sono portato a casa in un mix di banalità e cose importanti per il nostro Paese:

  • Telecom Italia dice che già il 65% dell'Italia è coperta da una 20 Mega. Ah si? Ma dove? Forse voleva dire il 65% degli italiani conoscendo la concentrazione metropolitana degli abitanti.
  • Nel 2015 ci sarà un accordo Sky-Telecom per portare i contenuti del primo nelle case degli italiani grazie all'offerta fibra del secondo.
  • Le difficoltà dell'arrivo di Netflix da noi non sono solo dettate dai diritti, ma da una competition (14 i player simili già presenti qui da noi) in grado di offrire spesso e volentieri gli stessi contenuti in modo gratuito.
  • Vittorio Zucconi centra il punto alla fine del discorso: Sopravviverà chi sarà in grado di "obbligare" i propri utenti a guardare un contenuto di qualità perché solo quell'operatore o editore sarà in grado di offrirlo.

Il secondo degli interventi è stato: Le nuove community dei media online

Qui interessato soprattutto dal tema a me caro delle comunità online. Al panel hanno partecipato Mafe De Baggis insieme a Amanda Zamora di ProPublica, la responsabile delle community del Financial Times Sarah Laitner e la giornalista di Repubblica.it Raffaella Menichini.

Tanti spunti interessanti sulle varie interpretazioni di definizione di community e delle metriche per misurare il successo con esse:

  • Sarah Laitner ha definito molto bene il perimetro di lavoro da attuare sulle community online, comprendendone innanzi tutto le quantità e le dimensioni per poi passare a capire cosa l'editore o il giornalista ha da offrire loro. Un esempio, FT ha regalato sottoscrizioni al giornale agli utenti più fedeli e attivi. Per ProPublica, invece, la comunità non è soltanto confinata alla sezione commenti o nei social media, ma prende parte attivamente al processo di co-creazione delle notizie o di progetti annuali talvolta.
  • Mafe ricorda, giustamente, che se ancora ci troviamo di fronte a porci domande su come gestire correttamente una community abbiamo fatto poco tesoro di quanto c'è alle nostre spalle. La prima di esse, infatti, risale al 1985, The WELL. Il più grande sbaglio ad oggi è che la costruzione e il mantenimento di esse siano affidate al marketing piuttosto che all'area editoriale
  • Infine, le metriche. Per ognuna delle interlocutrici diverso e guai se così non fosse. Ogni testata, editore o produttore di contenuti ha obiettivi differenti e su quelli deve basare il successo o meno di quanto sta facendo online con l'intrattenimento e ingaggio dei propri lettori. Repubblica.it cita alcuni dati, sono circa 4 milioni al giorno le interazioni tra il quotidiano e tutte le comunità online.

Peccato per gli ultimi 23 minuti completamente senza audio.

Il successivo naturale: La fine (di un articolo/video) è solo l'inizio: l'importanza dei commenti online

Panel dal titolo molto interessante. Tra i relatori Mathew Ingram di GigaOm, uno che sull'argomento ha molto da dire, di nuovo Amanda Zamora di ProPublica, Daniel Ha tra i Co-Fondatori di Disqus famosa piattaforma software di commenti usata anche qui e Jaafar Abdul Karim di Deutsche Welle. Moderati dalla splendida Emma Goodman.

  • Per Amanda Zamora la parola "commento" sarebbe da bandire. Bisogna pensare all'interazione con il proprio pubblico e pensare ad un'interfaccia grafica adeguata dove gli utenti possano collaborare con i giornalista o il blogger. Le fa eco Ingram tirando fuori una splendida metafora: Se metti su un party e inviti un sacco di gente, ma poi te ne vai e non partecipi è normale che ti brucino la casa. Chissà se qualcuno dei due ha mai visto i commenti sul blog di Grillo.
  • Per tutta risposta David Ha, giustamente, sottolinea come non è un software a delineare la qualità dei contenuti postati nell'area adibita ai commenti. Servono guideline e leadership di moderazione
  • Ingram sembra quello avere le idee più chiare sulla questione. L'apertura ai commenti è ciò che per sempre ha segnato il giornalismo e lo ha fatto diventare come lo conosciamo oggi. A due vie. Grazie agli utenti più feedback, più prospettive e più critiche. Mai cancellare i commenti, se la tua community è sana essa si auto-modererà, perché i lettori ci tengono e saranno loro a mantenerla in salute e a ripristinare il giusto comportamento. Tuttavia è fondamentale dettare delle regole a priori.
  • Questione anonimato. Ne ho parlato qui spesso, e ho trovato tutti e tre sostanzialmente d'accordo su quanto pensavo. Disqus conferma che ad utilizzare l'applicazione ci sono più account con nickname piuttosto che con nome e cognome. Questo perché grazie ad esso si sentono più sicuri di poter esprimere le proprie opinioni costruttive con pienezza e libertà. Anche se l'anonimato non è da considerarsi come preventivo a comportamenti riprovevoli.

Segnalo inoltre l'intervento di Pier Luca Santoro sulla Gamification nel mondo delle news. Un peccato non aver avuto le registrazioni di questi speech:

Non posso dire di essermi sentito come a Perugia, però rispetto agli altri anni sono riuscito a costruirmi il mio programma e a seguirlo praticamente tutto. I complimenti vanno ad Arianna da un progetto che rischiava di chiudere a un evento ancora migliore degli anni precedenti.

Ah, quasi dimenticavo...Imperdibile il Processo a La Zanzara con protagonisti Cruciani e Parenzo, con l'esultanze per la promozione del Perugia Calcio in serie B.

Spero proprio, benché non sia giornalista, di riuscire a partecipare il prossimo anno programmando tutto per tempo.