Ciao Donato

Questa foto di Donato è stata scattata da Vincos.

Questa foto di Donato è stata scattata da Vincos.

Ieri pomeriggio la notizia della prematura scomparsa di Donato, mi ha lasciato un macigno sullo stomaco, ancora irrimediabilmente non digerito.

Ho conosciuto Donato nella mia prima esperienza lavorativa in Microsoft, lavorava per Digital PR a quel tempo, e da subito ho apprezzato la sua professionalità e la sua profonda passione per la comunicazione digitale. 

Il fil rouge che ci ha legato nel corso degli anni, come blogger, come collaboratori e come colleghi della stessa professione.

Donato amava il suo lavoro, amava il suo blog e non mancava mai di carpire il meglio dai Social Media.

Non sei più qui per dirci se li stiamo usando nel modo corretto, ma questo è il modo che abbiamo oggi per ricordarti anche se non potrai leggerci.

Perdiamo, con profonda ingiustizia, un altro uomo buono e profondamente riservato. Perdo una persona per cui nutrivo tanta stima.

Mi piacerebbe ricordarti con quello che forse ci legava maggiormente e per la quale ti chiesi di rispondere a qualche domanda per poi pubblicarle qui.

Buon viaggio Donato. Ci mancherai.


Why I Blog: Intervista a Donato Carriero

Questa domenica ho il piacere di pubblicare lo scambio di battute avuto con Donato Carriero, aka Markingegno.

Se ti piacerebbe lasciare il tuo contributo mandami due righe qui: andrea [chiocciola] contino.com

ACQuale significato può avere aprire un blog nel 2012? E perché è importante o meno farlo?

DC: Ritengo si debba distinguere almeno tra due macro aree: blog personali e business blog. Nella prima categoria rientrano tutti i blog realizzati per passione o per interesse, non necessariamente dei diari. Ci sono tanti blog - food, fashion, tech e così via - incentrati sulla passione del o dei blogger che li gestiscono, il cui obiettivo principale non è fare business ma coltivare una passione. Per business blog intendo quelli creati da aziende o professionisti, il cui fine principale, ma non necessariamente unico, è fornire supporto al brand, all'azienda, all'attività del professionista. Aprire un blog oggi ha senso in entrambi i casi, se è coerente con le motivazioni per cui viene creato. Si può vivere anche senza, ed esistono strumenti alternativi, dipende dalle scelte di chi intende aprirlo. Di certo è bene chiarirsi le idee prima di lanciarsi con un "Hallo World", nessuno sente il bisogno di un altro blog mediocre. Ce ne sono fin troppi.

ACNei primi anni di attività della blogosfera italiana, spesso i blogger venivano riconosciuti anche come influencer. Oggi con Twitter, Google+, Instagram e Facebook possiamo ancora far combaciare questa definizione, oppure è una valutazione da fare caso per caso?

DC: Che i blogger siano stati davvero "influencer", anche nei primi anni di attività della blogosfera, è tutto da dimostrare. Su cosa avrebbero inciso? Di recente si è tentato di produrre un effetto sul metodo di selezione dei curricula per le nomine dell'AGCOM, ma non mi pare che i risultati siano stati eclatanti. La verità è che il concetto stesso di blogosfera ritengo sia più rarefatto di quanto si immagini. Non si è influenti perché si frequenta un certo ambiente o si utilizzano alcuni strumenti, ma piuttosto perché si hanno delle competenze. I miei amici mi chiedono pareri sulla tecnologia, prima di acquistare uno smartphone ad esempio, non mi chiederebbero mai consigli sulla moda, perché sanno che la mia opinione non è rilevante.

ACSi dice che per un blogger i Social Network siano un modo ulteriore per estendere la propria capacità di comunicazione. Altri invece considerano oramai vetusto il primo, focalizzandosi soltanto sui secondi. A chi dare ragione?

DC: Ad entrambi ovviamente. Sono tutti strumenti di comunicazione, i blog come i social network, ognuno sceglie il proprio mix in base alle proprie esigenze. Non c'è giusto o sbagliato, ragione o torto in questo. Chi fa di queste polemiche o non se ne rende conto o più probabilmente cerca una maniera facile per innescare dei flame.

ACUna recente sentenza della Cassazione libera i blog dalla censura da parte dello Stato. Pensi sia necessaria una qualsivoglia forma di regolamentazione per i casi estremi, o immagini si possa arrivare ad una selezione naturale?

DC: Nonostante la sentenza della Cassazione aspetterei a cantare vittoria. Ci proveranno ancora tante volte ad ingabbiare la Rete. La speranza è che la natura intrinsecamente libera di Internet prevalga. Intendiamoci, sono convinto che alcune regole siano necessarie, un mondo di connessioni cresciuto al punto da rendere necessario il passaggio all'IPv6 non può reggersi solo sulla netiquette. Tuttavia queste regole devono avere maglie abbastanza larghe da non soffocare le interazioni online, devono essere ideate e discusse da chi vive la Rete e la conosce, non possono essere pensate da personaggi che vedono Internet come il fumo negli occhi.