Walk on, Italy, walk on

italia campione del mondo 2006

È molto facile parlare di calcio per chi non lo vive, o forse meglio, per chi non tifa una squadra in particolare. Io parlo da tifoso da schermo televisivo, da uno che ha sempre sentito il coro "no al calcio moderno, no alla pay-tv" come un'esclusione dalle incomprensibili logiche dell'élite delle curve da stadio e forse non conoscendo quest'ultime sbaglierò completamente la mia analisi, ma dopo 31 anni un'idea me la sono fatta.

Sappiamo tutti con facile retorica che il calcio è lo specchio di una larga parte di questa povera penisola. Ne ha forgiato i linguaggi, gli sfottò del lunedì mattina, ha glorificato e portato all'inferno quei protagonisti che un giorno sono eroi e il giorno dopo sono dei ladri di stipendio.

Siamo arrivati ad un punto però dove non si tratta più di analizzare il motorino che casca dagli spalti di San Siro, gli stadi distrutti o una squadra tenuta in scacco dai suoi stessi tifosi. Qui si tratta di trasformare la cultura e la testa di noi italiani. Si tratta di dare un'immagine di questo sport per quello che è e dovrebbe essere: un gioco.

Il calcio però non ha memoria

Oggi vinci e sei sul tetto del mondo, il giorno dopo viene fatta tabula rasa e sei il protagonista del settimo girone dei dannati. 

Ed è un cane che si rincorre all'infinito, una giostra con nessuna fermata. Fintanto che chi di questo baraccone ne tira le fila è grado di far capire che il gioco e di conseguenza lo sport, sono metafore della vita e non viceversa. Altrimenti come si può essere in grado di comprendere la differenza tra vittoria e sconfitta se nemmeno in un gioco si è in grado di farlo?

Ma qui, in Italia, non siamo in grado di arrivarci. Il calcio per qualcuno è una religione e se credi in modo fanatico è inevitabile diventare un'estremista. E se le sfumature di grigio dovrebbero essere 50, da queste parti vediamo troppo spesso il nero scuro.

Pensavo e speravo che si tornasse a riempire pagine di voli pindarici soltanto sullo sport, invece ancora una volta "l'extra" sgomita per essere protagonista.

L'altro ieri pomeriggio una delle squadre della Serie A, il Bologna, ha perso la partita contro il Catania e, matematicamente, l'anno prossimo disputerà il campionato di Serie B.

Si vince, si perde. È gioco, ma in quei momenti, in molti sembrano dimenticarselo. Allora, se il tuo oppio è il vivere per essere tifoso vai ad incontrare la squadra che dovresti sostenere, anche nei momenti peggiori e ti comporti in questo modo:

Dove la tua squadra vuole scusarsi per aver fatto pessime prestazioni o cerca di lasciare lo stadio in qualche modo, dove Kone, un buon giocatore, piange come un bambino.

Dall'altra parte però chi c'è? L'esasperazione quotidiana di lottare contro il sistema, la crisi, le tasse e la voglia di scaricare tutta la frustrazione in quelle due ore domenicali dove nessuno, a meno di atti omicidi, può fermarti da fare qualsiasi attività illecita di violenta natura.

Leggere i commenti su YouTube sotto il video per credere.

Poi ti domandi cosa succede a poche migliaia di chilometri da qui e le situazioni alcune volte sono anche peggiori, soprattutto nello Stato che organizzerà i prossimi mondiali. Altrove, però, dove i morti fino a 40 anni fa erano veri e settimanali. Dove qualcuno ha fatto capire di cosa si trattasse, un gioco, lasciando pascolare tutto il circo di contorno tranquillamente a gozzovigliare e intascare palate di danari.

E allora la tua squadra del cuore, che ha lottato per tutto l'anno ed è stata in testa per le ultime giornate, perde la conquista del titolo all'ultima giornata dopo aver buttato alle ortiche un'opportunità unica, tu che fai?

Fai questo.

Perché se accetti il sistema che prevede pagamenti da capogiro per 11 ragazzotti in pantaloncini devi essere in grado anche accettare la loro fallibilità, altrimenti te ne stai a casa a giocare a Fifa sulla tua console.

Oppure se sei ultimo in classifica e retrocedi, ti acclamano al giro d'onore: Cardiff City e Norwich

E va bene, accettiamo il fatto e la conveniente scusa che in curva ci sono i mafiosi e gli estremisti politici, ma basterebbe così poco per risolvere le cose.

Eppure sono sempre più convinto che a qualcuno sta bene così, evitare i ricorsi storici come mai in questo caso sarebbe poco complicato. Senza andare a scomodare la Thatcher e il fantomatico "modello inglese". 

Benediciamo allora il business se garantisce il divertimento e lo spettacolo, del resto dovremmo essere i maestri in questo, malediciamolo se non è in grado di proteggere l'assistere in condizioni normali minime.

Tant'è se ancora siamo un Paese dove la società civile non in grado di risollevarsi dalle bassezze dell'uomo, figuriamoci in un campo d'erba a rincorrere un pallone.

LifeAndrea Contino