Confondere la vendita con la cessione

Ritenevo le pubblicazioni su La Lettura, l'inserto culturale domenicale de Il Corriere della Sera, sempre un valido serbatoio di idee e riflessioni. 

E' già la seconda volta, purtroppo, che mi ritrovo a leggere i pensieri sconnessi e confusionari di Evgeny Morozov. Peccato, soprattutto per chi legge.

L'articolo in questione, letto due giorni fa è il seguente. Due colonne per elucubrare concetti di una Internet complottista in mano alle grandi major con un piano specifico atto ad inidirizzare le nostre decisioni d'acquisto.

Nello specifico Morozov confonde l'operazione di vendita di dati personali fatta da un utente online, con la concessione da parte di qualsiasi persona di far accedere le aziende fornitrici di servizi Web o App ai nostri dati personali

Così facendo prosegue il suo discorso tacciando come maligna e portatrice quasi di lobotomia la pratica oramai comune di voler vedere annunci pubblicitari, così come attività di couponing, mirata alle nostre esigenze.

Evita di menzionare "Ad Choices" uno strumento creato apposta dalle associazioni pubblicitarie di tutto il mondo proprio per lasciare all'utente la facoltà di decidere cosa fare della sua vita online. 

C'è anche chi, e ne abbiamo parlato in una ricerca condotta da Microsoft sui trend digitali del momento, ha capito il valore dei propri dati ed è deciso di farne l'utilizzo appropriato per uno scambio onesto e trasparente con il fornitore del servizio.

Evita infine di sottolineare come la maggior parte della nostra vita online sia gratuita, e di come questa gratuità sia mantenuta proprio grazie agli annunci pubblicitari.

L'informazione dovrebbe essere libertà, le opinioni invece dovrebbero essere anticipate sempre da un imho. Si rischia di dare un quadro distorto delle cose e gettare ombre inesistenti su qualcosa di già regolamentato.