Le opinioni delle persone cambiano a seconda delle piattaforme?

Se una persona è maleducata, ama fare trolling e accendere flame credo trovi piacere a farlo su qualsiasi sito, mezzo o piattaforma nella quale si trovi ad interagire con il prossimo suo. 

Sebbene nel corso degli anni dell'Internet si è cercato di arginare questo tipo di "fastidio", dapprima nelle chat istantanee e successivamente nei forum, solo nel corso dell'ultimo anno (The Week, Re/Code, SunTimes e Reuters) molti editori di blog hanno deciso di chiudere la possibilità di commentare i propri post da parte degli utenti invitando a proseguire la discussione su Facebook e Twitter.

Una bella scusa di facciata per liberarsi di impicci fastidiosi, forse un elevato pagamento di qualcuno richiesto per moderarli, oppure un'assenza di business da quale ricavare soldi. Trovo tuttavia più interessanti le posizioni di Mat Yurow, responsabile sviluppo audience del NY Times. 

To simply give up, and hand our most engaged users over to Facebook and Twitter is a major loss to an industry that is in dire need of loyalty. We need to come up with real, sustainable solutions — solutions that view community through the lens of modern culture, technology and business. It is imperative that we save comments. We owe it to our readers, we owe it to our writers, and we owe it to ourselves.

I commenti sono un valore per l'editore, la community in cui risiedono ed equivalgono a una preziosa risorsa per la pubblicazione nella quale si trovano. 

Commenters do (at least) two things most site visitors do not: they explicitly demonstrate interest in your product, and they willingly hand over their email address. In any other business, we’d call these people “warm leads.” In media, we call them trolls. The problem with most publishers is that they don’t know how to turn explicit interest into revenue. Engagement is only a means to action. Action is what keeps the lights on. Before we attempt to measure ROI, we — the publishers — must decide what our end goal is.

Come sostiene Yurow sarà difficile liberarsi di chi nasce per rompere le scatole, ma piuttosto di lasciare la discussioni in mani di altre società, piuttosto di estraniare le discussioni dal contenuto originale ci sarebbe forse da ripensare a come le piattaforme di pubblicazione dovrebbero trovare uno spazio diverso ai commenti

Medium, così come Quartz, devo ammettere aver saputo ovviare alla staticità di relegare l'opinione dei lettori in un luogo dove ben pochi di essi arrivano, in fondo all'articolo, concedendo invece la possibilità di commentare su praticamente ciascuna riga del post. 

C'è ancora tanta strada per far "galleggiare" e dare il giusto peso a quanto i lettori possono portare come contributo ad una testata. Qualcuno lo sta sperimentando, fortunatamente. Da sottolineare comunque quanto i commenti siano rilevanti anche se protetti da anonimato. 

Spesso ho parlato qui di esperimenti di pubblicazioni completamente anonime, ora uno studio della piattaforma di commenti Disqus mostra come anche l'utilizzo di semplici pseudonimi sia comunque credibile e preso in considerazione sia da chi legge, sia da chi commenta.

Che ne pensate? C'è ancora spazio per commentare nello stesso luogo in cui l'articolo viene scritto? Non servono altro che i Social Media a risolvere la questione?

Commentate 😁