Un mercato da pelle d'oca

Domenica sera è andato in onda questo servizio (fate click sull'immagine, impossibile embeddare il video Rai) su Report su come nell'Est Europa oche e anatre subiscano i maltrattamenti umani per riempire, ad ogni stagione, piumini dall'etichetta da migliaia di euro.

Il servizio punta diritto verso una marca specifica, Moncler, ma immagino se ne possano prendere in considerazione moltissimi altri di brand operanti nel mercato libero, con un fatturato in costante aumento grazie a quelle stesse poltiiche di margine economico applicato ai prodotti messi in vendita. 

Operazione alla base del consumismo moderno, dove l'azienda paga 1 per produrre e se riesce a vendere a 1000, tanti applausi per lei perché capace di posizionare il proprio brand tra quelli più aspirazionali.

Mi domando quanti guardando al servizio credessero alla favoletta dell'imprenditore buono e giusto, in grado di operare rispettando tutti i regolamenti, eticamente corretto e senza macchia. Mi domando dove queste persone si informino, dove abbiano posato lo sguardo negli ultimi anni di scandali.

Stando alla pagina Facebook di Moncler, bersagliata da moltissimi insulti e additamenti per lo sfruttamento animale, si. 

Dove, per dovere di cronaca, si dice anche che si tratta di un servizio del 2010 e Moncler non centri proprio nulla in tutta questa faccenda.

Lo spunto di riflessione però, ed è quello che mi ha fatto scrivere questo post, è il motivo per il quale nessuno si indigna per la totale assenza di chi dovrebbe controllare. L'assordante silenzio di organi europei per i quali facciamo tanto rumore nella stampa e ai quali diamo grande spazio quando è il momento di parlare di quanto deve essere lungo un cetriolo, ma non sorveglia su queste pratiche.

 Aziende come queste rimangono impunite perché non c'è la necessaria attenzione.

Piccola postilla. A quasi 36 ore dalla messa in onda del servizio, la sola comunicazione prodotta dall'azienda chiamata in causa sono stati alcuni post su Facebook. Il primo e più rappresentativo è il seguente, che dice tutto e niente, ma soprattutto non risponde alle domande dei giornalisti. Poco cambierà nella produzione e probabilmente anche nei ricavi, da ripensare c'è tutto un sistema di garanzie produttive.

ComunicazioneAndrea Contino