L'importanza di chiamarsi blogger

Che strano ritrovare tanti (credetemi, tanti) blog, soprattutto americani, riaprire dopo un lungo periodo di inattività, inebriati da un'improvvisa e troppo frettolosa infatuazione per i Social Network. 

Blogger non lo diventi, ti ci chiamano. È un appellativo di facile guadagno non appena si decide di riempire chilate di pagine bianche su un dominio personale, dove la sola voce in capitolo sia la vostra.

In realtà quello che state facendo è liberarvi. Liberate voi stessi al mondo, in che modo resta a voi comprenderlo.

C'è chi come la collega danah boyd ha deciso di farlo per cambiare la community di lavoro e di passioni nella quale si è trovata all'inizio degli anni 2000. 

I started blogging to feel my humanity. I became a part of the blogging community to participate in shaping a society that I care about. I reflect and share publicly to engage others and build understanding. This is my blogging practice. What is yours?

O c'è chi come Mitch Joel riflette su come sia più importante leggere rispetto a scrivere un post. Trovo tutto sommato questa riflessione piuttosto corretta.

La cosa più difficile se ti senti "blogger" è trovare un argomento allettante per chi ti segue, evitare di essere soltanto il riverbero di qualcosa già detto, soprattutto per noi italiani, in un'altra lingua. L'ispirazione.

Quel momento effimero bisognoso di un appunto veloce, un'annotazione anche non puntuale in grado di ricordarci in modo quasi istantaneo ciò a cui pensavamo nel momento dell'intuizione. Proprio lui suggerisce qualche tecnica da tenere a mente, sia mentre siete disconnessi, sia mentre siete online:

  1. Physical. I keep it very simple. Moleskine for the win. I keep two physical journals. One in my back pocket and a much bigger one in my bag. I'm a writer. As amazing as digital is, I like to physically write my ideas/notes down on paper. Capture everything. You never know where something interesting might come from. Don't believe me? Read what James Altucher has to say about taking notes.
  2. Digital. Whatever I read (and find interesting), I now save with an app called,Pocket. I love Pocket, because it works great across all screens (iPhone, iPad and MacBook Air). The tagging functionality is priceless, and the ability to read the content saved while being offline is simply magical. I have written about my love affair with Pocket before.

Tuttavia se siete già in questa fase, dove l'ispirazione deve diventare ossessione per convertire una visita in un utente fedele, allora significa rasentare l'ossessione per la pubblicazione. Quasi un lavoro. Il blog, inteso come diario online (web log), a quel punto, ha fatto spazio a qualcosa d'altro, forse più vicino a un giornale online o una forma di divulgazione di un pensiero culturale.

Per questo trovo profonda differenza tra chi lo fa per il primo scopo, a mo di confessionale, e il secondo dove invece la sensazione di urgenza di pubblicare è la prima cosa a cui pensi al mattino.

Se lo intendete, come lo intendo io, nella sua prima accezione essere un blogger significa accrescere il valore di se stessi grazie alla condivisione del proprio bagaglio di esperienze, non necessariamente culturale. Una forma d'arte insomma come scrive Anil Dash in questo suo post di 15 anni di blog.

The personal blog is an important, under-respected art form. While blogs as a medium are basically just the default format for sharing timely information or doing simple publishing online, the personal blog is every bit as important an expressive medium as the novel or the zine or any visual arts medium. As a culture, we don't afford them the same respect, but it's an art form that has meant as much to me, and revealed as many truths to me, as the films I have seen and the books I have read, and I'm so thankful for that.

Forse difficile mantenerne uno, ma dopotutto la frequenza dovrebbe importarvene poco se pensate di farlo per voi stessi più che per qualcun'altro. Dopo tutto ne sono sopravvissuti pochi perché in tanti hanno qualcosa da dire, anche se in pochi riescono ad esprimerla come vorrebbero.

Spesso siamo troppo attratti dalle mode della condivisione a tutti i costi, esser blogger nel 2014 significa soprattutto questo. Evitare di dipendere dal concetto del "Fear of missing out" di cui ho parlato qualche giorno fa. È una cosa molto complicata a cui sono arrivato dopo molti anni di scrittura online, molti dei quali vissuti con la nascita e l'espansione proprio di quei luoghi che hanno contribuito a creare quest'ansia. Ora pubblico solo quello che so accrescere il mio spirito critico, ampliato nel momento stesso in cui digito le parole su cui sto riflettendo.

Il bello di uno spazio come questo è poter fissare un pensiero, evitando di preoccuparsi dell'opinione degli altri.