Com'era quel detto sui lupi?

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Perdono il pelo, ma non il vizio. Perché la droga in grado di dare più assuefazione di tutte sono i soldi e smettere di averne, farne e produrne è un'equazione impossibile per il lupo di Wall Street.

Probabilmente questa è la migliore interpretazione di Leonardo di Caprio di sempre. Pur essendomi forse perduto soltanto The Beach trai suoi film, posso dire che l'intensità e la perfetta immersione nel personaggio fanno di The Wolf of Wall Street uno dei suoi masterpiece.

La mano del regista c'è e si fa sentire. Probabilmente aiutato anche dalla biografia di Jordan Belfort stesso, la trasposizione cinematografica si adatta a tanti dei protagonisti precedenti di Martin Scorsese. Nessun riscatto, nessuna rivalsa. La vita vera e non il grande sogno del Cinema contemporaneo. Un protagonista che agisce per fare ciò che ama, non per seguire una morale o una rivalsa sociale.

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Lo sguardo fisso in camera come Toro Scatenato, Di Caprio dipinge la circolarità del film, e in questo caso anche della vita del personaggio che interpreta, ritornando al punto di partenza. La gente comune a cui insegnare quelle stesse tecniche di vendita che lo hanno condotto in prigione. 

Ma si sa, alla vita non manca certo il sarcasmo. Dopo che un farabutto vendeva spazzatura alla gente comune, dopo esser stato beccato con le mani nella marmellata con un fatturato di oltre il miliardo di dollari a fine anni '90, dopo essersi fatto qualche anno di carcere per aver collaborato con la giustizia, sarei proprio curioso di sapere dopo il libro e il film (di cui spero abbia preteso parte dei ricavi) se è tornato a navigare nell'oro il nostro Jordan.

Tornando al film, non aspettatevi un novello Gordon Gekko, di finanza ne troverete ben poca. Droga a profusione, baccanali e un tripudio di continue esagerazioni condite da scene di sesso fintissime. I soldi sono il motore di tutto, l'apri porta di qualsiasi cosa, il pavimento in grado di far raggiungere qualsiasi meta. E il sogno americano del self made man si infrange contro la normalità delle cose. Come un viaggio in metropolitana anche se si è agenti dell'FBI.

Per i più attenti. Qualche chicca dagli effetti speciali:

Non lascia dentro niente, non c'è una morale in questo film, ma ve ne consiglio la visione. Anche solo per assistere a delle ottime interpretazioni. Citazione speciale per Jonah Hill. Il coetaneo protagonista di SuperBad (tra l'altro sembra aver guadagnato un becco di un quattrino) diventato ormai veramente un attore completo. 

In attesa di Her, il miglior film di questo inverno.

Un grazie personale a Scorsese per non aver messo in scena i tipici stereotipi degli italiani nel mondo:

TV e CinemaAndrea Contino