Un anno senza Internet

Avevo seguito solo marginalmente la storia di Paul Miller, il redattore di The Verge, deciso a perseguire il suo progetto di vivere senza Internet per un anno intero. Volontà che ha incontrato le esigenze della testata per la quale scrive, impegnata a documentare l'esperienza tramite un video (storytelling style) e un futuro libro a corredo dell'avventura. 

Al di là di ricercare specifiche reazioni ad una disintossicazione fisiologica dal bombardamento informativo al quale siamo sottoposti, provando a pensare a una maratona di questo tipo fatico a trovare una ragione specifica per doverla mettere in pratica per qualche scopo particolare. 

L'interesse semmai può essere più psico-sociologico nel ricercare le reazioni emotive e razionali nell'affrontare una vita senza quel prolungamento, ormai consuetudine, di legami e attività più o meno superficiali, più o meno intense.

My plan was to leave the internet and therefore find the “real” Paul and get in touch with the “real” world, but the real Paul and the real world are already inextricably linked to the internet. Not to say that my life wasn’t different without the internet, just that it wasn’t real life.
— Paul Miller, The Verge

Tuttavia, come descritto in questo quote estratto dal post su The Verge, per chi, come il sottoscritto, svolge un lavoro nato proprio con la Rete, significherebbe non lavorare più, semplicemente non essere più io. A volte provo ad immaginarmelo, staccare i motori a questo mondo che poi virtuale non è, cosa accadrebbe alla vita di gran parte della popolazione mondiale nata dal 1980 in poi?

E' l'evoluzione naturale delle cose, o meglio come l'umanità ha deciso di farla andare, perlomeno in questo caso specifico. Del resto, come tutte le innovazioni tecnologiche passate di ampia diffusione e adozione, l'integrazione è talmente forte da diventare imprescindibile.