Agosto, vacanza mia non ti conosco

Capita che dopo un anno intero a spingere la carretta ti sogni 14 giorni di ferie come se fossero un miraggio lontano. Linee confuse alla vista di un panorama in avvicinamento a causa dal calore che ne caratterizza la distanza.

Una buona metafora in grado di sintetizzare l'attesa dei tanti operai, piegati , professionisti di vario genere verso uno stacco mentale necessario. 

Credo sia un bisogno psicofisico entrato nel nostro DNA da quando il lavoro ha iniziato a caratterizzare le nostre vite. Il nostro corpo ha bisogno di una pausa, ha bisogno insomma di rimettere i bisogni primordiali al primo posto e non più: vivere per lavorare.

Ora, l'Italia sta attraversando uno dei periodi più complicati e delicati della sua storia e si sa le abitudini da queste parti dettano e regolamentano lo scandire del tempo. Tra queste le meritate vacanze per l'appunto. Vacanze più o meno costose a cui tanti hanno rinunciato nella loro forma tradizionale.

L'informazione agostana mi ha portato ad imbattermi in questo articolo de Linkiesta.it, dove sostanzialmente si dà credito al fatto che l'Italia stia andando male anche per via delle 3 settimane di ferie in cui nessuno risponde a telefoni, email e nessuno è fisicamente in ufficio. Oggetto di critiche anche il giudizio nei confronti dei politici nostrani, i quali vale la pena ricordarlo hanno un introito di minimo 3/4 volte se non di più rispetto all'80% della forza lavoro di tutta la penisola.   

Ho fatto fatica a credere alla bontà di un articolo del genere, domandandomi cosa passasse nella mente del giornalista che ha premuto "Publish".  La stessa testata pubblicò un paio di mesi prima tra l'altro un'infografica sul tenore d'importanza delle email di lavoro, riproponendo proprio ieri l'articolo anche su Facebook con questo testo: 

linkiesta email.PNG

Senza dimenticarne un'altra dove veniva fatto un paragone tra i giorni di ferie disponibili per alcuni cittadini europei: 

giorni_di_ferie_0.png

Non sono un esperto di diritti del lavoro e non mi intrufolo in argomentazioni non mie, ma immagino lotte e battaglie da parte di generazioni precedenti le nostre per ottenere diritti e privilegi dei quali tutti beneficiamo oggigiorno sul posto di lavoro.

Quello che mi sta più a cuore è notare come sebbene l'opinione sia libera di fruire tra milioni di digitazioni su tastiera, la soggettività è pronta a smontare qualsiasi valore editoriale. Ma forse è bello anche per questo. 

Buone vacanze a tutti. 

P.s.: Ah, si, se volete potete arroventarvi da buoni italiani in polemiche più o meno spinte sulla pagina Facebook de Linkiesta dove il post è stato condiviso.