Tolleranza, filtri, seguaci e Mentana

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Ci sono voluti 6 anni circa. 6 anni, prima che un giornalista non avvezzo ad argomenti tecnologici, e piuttosto popolare, riuscisse a scrivere nero su bianco la vera natura di Twitter.

Lo ha fatto oggi Antonio Polito sul supplemento La Lettura:

Follower non equivale a fan, e neanche ad audience. Il numero di lettori-ascoltatori, in cui specchiamo il nostro ego di comunicatori e sul quale basiamo le nostre tariffe professionali, non è necessariamente equivalente al loro gradimento. Twitter lo svela. Il conflitto tra old media (chi è abituato a comunicare inmaniera unidirezionale, cioè a parlare solo lui) e new media (chi è abituato a conversare in maniera pluridirezionale, cioè a rispondere) è epocale, e comincia a manifestarsi nella sua irriducibilità. Se dà fastidio affrontarlo, l’unica è accettare di essere troppo old per passare le serate colluttando con i new e astenersi. Informare e conversare sono due attività molto diverse. Invece le persone «popolari» tendono a usare Twitter più per amplificare la loro popolarità che per conversare. Ce lo dice il numero dei following: pochi, in casi estremi nessuno. Le celebrità dell’informazione sono di solito molto seguite ma seguono poco. Nella migliore delle ipotesi fanno del mezzo un uso ludico, per sentirsi up-to-date, divertirsi e ingannare il tempo in attività di lavoro, come il giornalismo o la politica, piene di lunghi momenti di noia.

Questo suo articolo riassume bene l'incomprensione di Mentana verso Twitter, che all'inizio del mese decise di abbandonarlo per i troppi insulti e critiche ricevuti. Proprio Chicco che di comunicazione dovrebbe intendersene ha desistito sotto i colpi, non di persone che ce l'avevano un po' troppo con lui, ma non è riuscito a lottare ad armi pari con la tecnologia. Massimo ha riassunto bene quali strumenti ognuno di noi ha oggi a disposizione per filtrare e regolare quanto più gli aggrada la propria presenza online e, purtroppo, il fatto di non riuscire a sostenere questo avanzamento epocale non fa altro che gettare cattiva luce su questi strumenti invece che, come dovrebbe essere, far soltanto risaltare l'ignoranza e l'arretratezza digitale di questo Paese.

Si perché per chi ancora non lo avesse capito Internet non è lo specchio del Paese, non è lo specchio delle volontà della massa (e le ultime elezioni lo hanno dimostrato), ma è fatto da persone e le dinamiche sociali si ripetono in modo paritetico. Quindi i bulli, i rompi coglioni, quelli che non hanno nient'altro di meglio da fare ci saranno sempre, anche online, e il fatto di non essere in grado di contenerli reagendo in preda a isterismi da stalking non è sinonimo di incapacità di relazione con gli altri. Significa soltanto non essere in grado di fare propri gli strumenti dei giorni nostri.

E allora, si, si è su Twitter solo perché fa figo esserci.