Twitter non è il mondo reale

Le recenti elezioni italiane, oltre ad aver dato una buona ridimensionata agli istituti di ricerca e alle loro previsioni di vittoria finale, ci hanno restituito un altro dato importante.

Mai come prima sono state le elezioni precedute da mesi di confronti, battaglie, insulti, proposte a mezzo social media, sia da parte degli elettori, sia da parte dei politici. E mai come prima le interazioni avvenute su questi mezzi, Facebook e Twitter in primis, sono state una buona base di analisi per comprendere i trend e i comportamenti degli italiani.

Tuttavia, come ha constatato Vincenzo, ciò che è stato espresso in particolare su Twitter, è stato tutto fuorché un esatto specchio di quello che è il Paese reale. Questo perché quel tipo di utenza non rispecchia un campione attendibile e proiettabile su tutta la popolazione. Il suo post si chiudeva così:

Queste esperienze, lungi dal darci certezze, mi portano a ribadire un assunto che ancora molti continuano a dimenticare: il web è un territorio mediale molto complesso e sfaccettato, fatto di tanti ambienti peculiari semplicemente perché frequentati da gruppi sociali diversi. Quindi diffidare di chi fa analisi e previsioni basandosi solo su Twitter sarebbe buona norma.

Questo tipo di conclusioni è stato tratto anche da Pew Research in un case pubblicato qualche giorno fa, atto a misurare per l'appunto quanto il voto di preferenza per il nuovo presidente degli Stati Uniti, fosse prevedibile o meno attraverso Twitter. Anche qui, dati gli opportuni confronti argomentativi, è stato dimostrato come l'opinione pubblica non è un messaggio di 140 caratteri e viceversa.

Stimolante la riflessione fatta da Sarah Lacy di Pandodaily su come effettivamente le fonti costruite nel tempo su Twitter siano si fonti da noi scelte in modo certosino, ma facendo poca attenzione a seguire anche il "diverso" corriamo il rischio di perderci la realtà delle cose, perché troppo influenzati dalla nostra rete di contatti focalizzata su certi argomenti e non su altri.

On a day-to-day basis, this makes my life efficient. But it’s becoming clear that relying on Twitter for news is making me, well, an uninformed idiot. It’s gotten extreme enough, that I’ve considered resubscribing to a print daily paper to make sure I’m forcibly injecting a diet of un-Sarah-Lacy-curated news into my life. That’s certainly a ramification of Twitter I never considered a few years ago: An actual yearning for East Coast media elite gatekeepers telling me what I need to know.
I’m embarrassed to admit all of this, but hey, at least I’m admitting I have a problem. If Twitter continues to grow as the de facto personalized news engine of choice, we may wind up living in our own “fair and balanced” worlds that bear no resemblance to one another

Tanti piccoli mondi, di fatto non un campione del Paese, ma la sola proiezione di noi stessi.