Internet, questa sconosciuta

Questa sera tornando a casa ho ascoltato il radio giornale. In un servizio si parlava del problema di tutti quegli studenti italiani, che stanno affrontando un Erasmus all'estero, di non poter votare alle prossime elezioni politiche di fine febbraio.

Questo perché non c'è una legge che tuteli gli studenti che siano fuori dal nostro territorio da meno di un anno

Incredibile, penso, non si può farli votare per posta come tutti gli altri? No, siamo arrivati in ritardo, qualcuno si è ricordato di loro, ma l'intenzione di voto andava espressa entro il 20 gennaio.

Che fare? Le brillanti menti dei nostri governanti hanno ben pensato di chiedere agevolazioni alle compagnie aeree per far rientrare chi fosse intenzionato ad esprimere il proprio diritto costituzionale.

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25.000 voti su per giù. Non sono poi molti, non spostano equilibri, ma in una corsa a 2 e alla pari, possono far vincere o perdere questo o quell'altro schieramento. Questione di principio, questione di diritto.

E cosa mai avrebbero potuto fare questi benedetti ragazzi se non usare la tecnologia che da qualche decennio li sta tenendo uniti, vicini con parenti lontani, agevolati nell'apprendimento? Hanno utilizzato la Rete per riunirsi, farsi sentire e forse farsi ascoltare.

Dico, ma è così complicato costruire un sistema di voto online? E' così complicato pensarci per tempo? Possibile che non ci sia la volontà di costruire una partnership con una grande azienda di software che sia in grado di garantire che non vi siano frodi? Sicuramente meno di quante ne avvengono già ora con la carta.

Alcuni esempi positivi di votazioni online li ho trovati qui. Estonia su tutti.

Per fortuna o purtroppo l'Erasmus è a rischio, così i nostri politici non dovranno più scervellarsi alla ricerca di una soluzione che sembra più il Sacro Graal. Povera Italia.