C'è del marcio in Italia

Torno ieri dopo essere stato 3 giorni in Danimarca per lavoro. Dove c'è tutt'altro che del marcio. Anzi, è un altro mondo. Dove la gente lavora meno, ma è più produttiva, cazzeggia meno, ma pensa più a se stessa e alle relazioni con gli altri.  Dove le bici superano il numero delle macchine. Dove tutto pare funzionare come dovrebbe. 

Torno e trovo lo stesso protagonista di 20 anni fa a dirigere la scena televisiva come one-man-show e forse l'unico che ha capito come fregare quella parte di italiani che gli basta una trasmissione televisiva per decidere chi votare.

L'altro ieri sera fortunatamente stavo facendo dell'altro e non ho visto TV perdendomi i due palloni gonfiati e tutta la corte di nani e ballerine. Tuttavia per quegli sprazzi descritti dalle persone sui Social Network che seguo (drammaticamente fissate da un personaggio del genere che specula sul detto "purché se ne parli"), e immaginandomi come sarebbe andata a finire, credo che la descrizione lucida fatta da Massimo sia perfetta, pur non condividendo le sue opinioni politiche. Almeno lo è per me. E voglio riportarla di seguito quasi per intero.

Quest'anno non ho mai avuto le idee tanto chiare su chi votare. Peccato che non raggiungerà mai una quota decente. Perché noi italiani siamo troppo stupidi e troppo pigri per voler cambiare le cose. Il nuovo col vecchio, il pulito con il marcio.

La gran parte dello spettacolo è stata legato all’attesa: due palloni molto gonfiati gongolavano uno di fronte all’altro, fieri di se stessi ed incuranti del resto intorno. Di qua dallo schermo tutti noi aspettavamo che uno dei due estraesse lo spillone per sgonfiare l’altro. È finita dopo un paio d’ore senza spargimenti d’aria. Entrambi hanno capito che lo schermo televisivo era abbastanza grande per contenerli entrambi.
Le conseguenze? Beh, Berlusconi ha vinto uno scontro nel quale a ben vedere era l’unico concorrente. Santoro mette ugualmente in cascina un credito di presunta autorevolezza (oltre il 30% di share) che saprà far valere in futuro. Del resto le cose da quelle parti vanno così da sempre, il tema dell’interesse pubblico è semplicemente il plot narrativo di Santoro da anni, è un simbolo, una specie di marchio di fabbrica: l’inettitudine giornalistica che ha illuminato un Silvio Berlusconi guascone e tronfio dalle balle che raccontava, è un particolare, un corollario, ha lo stesso valore dei servizi di Ruotolo davanti ad una fabbrica chiusa dal padrone. Il tempo della diretta, si spengono le luci e tutti a casa propria.
Il resto degli attori del programma sono stati per forza di cose più imbarazzanti (e imbarazzati) del solito: le due ragazze sedute a far le belle statuine di fronte ai due protagonisti, Sandro Ruotolo nell’inedito ruolo del reggitore del cronometro, Vauro al buio in un angolo. Marco Travaglio invece è stato raccontato per una volta con esattezza inattesa: un tizio che scrive famosi bigliettini sferzanti e che li legge con voce canzonatoria anche se il bersaglio (il solito bersaglio) delle sue circostanziate accuse è per una volta proprio lì davanti a lui. L’occasione è unica: Travaglio può parlare finalmente faccia a faccia con Berlusconi e che fa? Niente. Guarda il suo fogliettino e lo legge guardando in camera come al solito. Straziante scena di surrealismo televisivo dove l’abiura ad ogni umana curiosità descrive alla perfezione l’uomo ed il progetto.
Significa qualcosa di molto brutto per tutti noi (come molti sostengono oggi) il fatto che il programma più vetero-informativo della TV italiana (un programma che è una specie di Voyager della notizia dove i capisaldi dell’opinione sono da tempo oltre a Santoro, Travaglio e Celentano, Beppe Grillo e l’imprenditrice del nord est ossessionata dal complotto giudoplutomassonico) abbia avuto molto successo di pubblico? Non mi pare: a me sembra la folla che guarda l’incidente in autostrada, la partenza della F1 dal divano sperando nello schianto, cose così. Niente di particolarmente edificante ma abitudini figlie dei tempi, eticamente discutibili ma sociologicamente neutre.
Ovviamente anche ieri sera non c’è stato alcun Servizio Pubblico ma una messa in scena che ha spinto da dietro, pur se involontariamente, la campagna elettorale di Berlusconi (spero in misura meno consistente di quanto in molti oggi sostengono).
Qualcosa di brutto invece dovrebbe significare il fatto che Santoro e Travaglio siano da molti considerati, ancora oggi, campioni del giornalismo italiano. E comunque non è che siano i soli; anche l’altra sera dalla Gruber Berlusconi ha sparso cifre ed aneddoti indisturbato nella totale impreparazione della conduttrice. Qualcosa di altrettanto brutto dovrebbe significare questa ripetizione ossessiva e senza controprove del talento televisivo di Berlusconi. Uno che ne sa di televisione e di campagne elettorali, ripetono tutti a macchinetta. Mah. L’estetica del Cavaliere (il cui aspetto fisico ha ormai raggiunto canoni inquietanti) certamente non lo aiuta. Il linguaggio e i toni nemmeno, sono entrambi da sempre mediamente volgari e superbi. La verità a me sembra essere che invece, da sempre, Berlusconi vinca in TV e fuori (ma molto più in TV) con i sogni e le bugie. I primi rendono plausibili le seconde. Fra i 9 milioni di spettatori di ieri sera resta da vedere quanti siano disposti a rinnovare questo patto fiduciario fatto di sogni e bugie. Fra loro e le balle di Silvio dovrebbe esistere (altrove esiste) una sorta di ammortizzatore sociale che è la mediazione giornalistica. Mancando quella i sogni diventano immediatamente possibili e le bugie un trascurabile particolare che si risolve con un buffetto amichevole sulla guancia del Santoro di turno.