Why I Blog: Intervista a Caterina Policaro

Riprendo dopo qualche settimana di stop lo scambio di opinioni su blog e blogosfera. Oggi ho il piacere di scambiare qualche battuta con Caterina Policaro, aka catepol.

Come sempre se volete partecipare a Why I Blog potete lasciarmi un'email qui: andrea [chiocciola] contino.com

AC: Quale significato può avere aprire un blog nel 2012? E perché è importante o meno farlo?

Transient

CP: Si, ha ancora un significato aprire un blog nel 2012 (e pensare che aprivo il mio primo blog esattamente 10 anni fa!). Il blog è lo spazio tuo che ti permette di approfondire quanto ti interessa, in maniera più dettagliata rispetto alla fugacità e alla rapidità dei social network. Un blog ti aiuta a fissare avvenimenti e riflessioni a futura memoria. Tua, dei tuoi lettori e di chi, cercando qualcosa attraverso un motore di ricerca, troverà i tuoi contenuti utili o interessanti anche a distanza di tempo.

E' importante per il singolo avere un posto sulla rete da gestire liberamente per forma, contenuti e libertà di esprimersi. E' importante per chiunque voglia fare dello storytelling (azienda, luogo turistico, attività, evento, prodotto, situazioni particolari). Chi ha da raccontare qualcosa, qualunque cosa sia, fa ancora bene a scegliere il blog. Un blog è per sempre. Mi autocito, l'ho detto e scritto tantissimo tempo fa. Lo penso ancora.

AC: Sei vicina, essendo insegnante, al mondo della PA. Pensi i blog possono supportare la comunicazione della Pubblica Amministrazione per potersi raccontare e avvicinare i cittadini?

CP: E' auspicabile che la PA si apra e si racconti davvero ai cittadini, instaurando un dialogo e stimolando alla partecipazione e alla co-costruzione del bene comune. Banalmente, un blog per la PA diventa anche più facile da gestire rispetto al presidio dei canali social, potrebbe diventare il canale semi ufficiale da cui far partire le comunicazioni. Gli approfondimenti, i racconti dal basso, le best practices attraverso post e narrazioni che poi si possono diffondere anche sui canali social.

AC: A questo proposito, vedresti il blog come strumento da consigliare ai tuoi studenti per sviluppare abilità espositive e cognitive?

CP: Il blog è sicuramente uno degli strumenti migliori da utilizzare nella didattica in salsa 2.0 e se ne parla dal 2000 di blog per l'educazione. Alunni e docenti hanno la possibilità  di  confrontarsi e discutere  di  qualsiasi argomento e usarlo in classe consente la formazione di abilità come la capacità di espressione, la comunicazione, la condivisione, la  rappresentazione delle conoscenze in relazione alle diverse aree del sapere, favorendo un atteggiamento costruttivo e positivo .

AC: Parliamo di business. Influire sul sentiment di un brand. Quale secondo te la migliore strategia di coinvolgimento della blogosfera da parte delle aziende? Ha ancora senso farlo? Quale dovrebbe essere lo scopo ultimo?

CP: In questi anni le aziende hanno provato a coinvolgere i blogger in tutti i modi, più o meno validi in termini di risultati finali che (immagino, non essendo esattamente il mio mestiere) dovrebbero essere le vendite maggiori o la buona reputazione digitale. La seconda però da sola non credo basti più alle aziende. Sicuramente non c'è nulla di male nel far testare prodotti ai blogger (possibilmente quelli più letti e rilevanti rispetto al prodotto, come target) se il blogger è lasciato libero di scrivere cosa realmente pensa, nel bene e nel male o anche di non scriverne affatto sul suo blog. Lo scopo ultimo di ogni azione sui media sociali, blog compresi, per un brand o un'azienda dovrebbe essere quello di aumentare le vendite non quello di avere tot mila persone che mettono "mi piace" da qualche parte e nemmeno il "basta che se ne parli". Forse l'engagement dei clienti attuali e futuri dovrebbe essere più curato. Con azioni che mettono al centro e diano importanza ai clienti, in qualche modo.

AC: Si dice che per un blogger i Social Network siano un modo ulteriore per estendere la propria capacità di comunicazione. Altri invece considerano oramai vetusto il primo, focalizzandosi soltanto sui secondi. A chi dare ragione?

CP: Ripeto, per me il blog è per sempre. I social ci possono venir tolti da un momento all'altro. Non siamo i reali proprietari di un profilo Twitter o Facebook, ci depositiamo le nostre cose senza pensare che poi non sono più nostre. Certo vanno utilizzati, la capacità di comunicazione e quella di  poter raggiungere un pubblico più vasto si è amplificata da quando abbiamo anche i canali social. Focalizzarsi solo sui social non mi sembra però la strategia giusta. I contenuti che produciamo meritano uno spazio loro dove la riflessione e la partecipazione siano staccate dal qui e ora, meritano post in cui raccontare, spiegare, dilungarsi, aggiornare quanto diciamo, leggiamo, pensiamo.

Poi ognuno faccia come vuole, no?