iTunes, io musica

"E sai qual è il bello del caos? È equo!"

Joker parla così ad Harvey Dent ne "Il Cavaliere Oscuro". Internet è come il caos. E' equo. Perché c'è sempre il modo di fruire un suo contenuto. Capirete alla fine, è una storia che parte da lontano...

Apple questa sera non ha solo presentato ferraglia (iPhone 5, i nuovi iPod), ma ha mostrato anche il nuovo sistema operativo mobile iOS 6, già annunciato qualche mese fa, e iTunes 11 il software per la gestione dei file musicali.

E' innegabile, dopo Napster, Gnutella, LimeWire e l'avvento di qualsivoglia P2, nei primi anni 2000 Apple ha rivoluzionato il mercato musicale per sempre consegnando alla musica in formato digitale lo scettro di bestseller. Ha creato un ecosistema con iTunes, lo ha alimentato con partnership con la stragrande delle case discografiche del mondo, ha realizzato i device per riprodurre questa musica in mobilità.

Un cambiamento culturale radicale della modalità di fruire la musica. La semplicità con cui si possono reperire le canzoni e il costo relativamente ridotto per una singola canzone o per un album completo hanno garantit entrate per milioni di miliardi nelle casse dell'azienda di Cupertino, accontentando quei pirati della domenica che con troppe fatiche riuscivano a scaricare illegalmente. 

Ora non so se per via delle condizioni fisiche di Steve Jobs, o perché da quando se n'è andato lui non c'è qualcuno in grado di vedere oltre il walled garden fatto di mele , ma è innegabile che Apple non si sta accorgendo di un'altra piccola rivoluzione che sta accadendo da qualche anno. 

Esiste un altro modo di ascoltare musica in modo del tutto legale, esiste un altro modo per averla sempre con se, esiste un altro modo per dimenticarsi di voler a tutti i costi possedere fisicamente qualcosa che a tutti gli effetti è immateriale.

' iniziato tutto con Pandora, poi Last.fm e via via Grooveshark, Deezer, Spotify, Rdio (utilizzo quest'ultimo da quasi 2 anni). Ne ho parlato spesso in passato, i servizi di musica in streaming offrono fino a 18 milioni di brani accessibili ovunque, anche senza una connessione internet, in maniera totalmente legale e con un costo che raggiunge nei peggiori dei casi 10 $ al mese. Il futuro della musica digitale, ne sono convinto, deve passare da questa tappa fondamentale in qualche modo. 

Quello che mi stupisce è che Apple continui a spingere iTunes, a far pagare una cifra folle per iTunes Match, quando la fruizione si sta spostando verso tutta un'altra direzione, senza prendere le dovute misure. Sono circa due anni che non apro più iTunes, non so che farmene, ho sincronizzato la mia vecchia libreria di oltre 15.000 canzoni con Rdi, ce l'ho su qualsiasi device e pago la modica cifra di 8$ al mese dove ho a disposizione dalle ultime hit, agli artisti che hanno fatto la storia della musica.

Ma torniamo al caos, internet e l'equità.

In Italia servizi del genere arriveranno con estremo ritardo (per ora c'è solo Deezer e Feezy), le nostre leggi sul copyright sono folli, ma fortunatamente Rdio non legge l'IP del computer, ma il Paese dichiarato nel profilo. Con il permesso di fruire del servizio anche all'estero.

Semplice, efficiente, equo.

Con poco meno del prezzo di un albu su iTunes, ne ascolto almeno 10 in un mese, me ne vengono consigliati di completamente sconosciuti e bellissimi basati sui miei gusti d'ascolto.  Per chi è un minimo appassionato di musica difficile non averne sentito parlare. Difficile per Apple far ancora una volta finta di niente.

Chissà se un giorno, quando si accorgerà di ospitare sul proprio store delle applicazioni migliori di iTunes, deciderà di bannarle o si deciderà ad acquisirne una.