Why I Blog: Intervista a Donato Carriero

Questa domenica ho il piacere di pubblicare lo scambio di battute avuto con Donato Carriero, aka Markingegno.

Se ti piacerebbe lasciare il tuo contributo mandami due righe qui: andrea [chiocciola] contino.com

AC: Quale significato può avere aprire un blog nel 2012? E perché è importante o meno farlo?

DC: Ritengo si debba distinguere almeno tra due macro aree: blog personali e business blog. Nella prima categoria rientrano tutti i blog realizzati per passione o per interesse, non necessariamente dei diari. Ci sono tanti blog - food, fashion, tech e così via - incentrati sulla passione del o dei blogger che li gestiscono, il cui obiettivo principale non è fare business ma coltivare una passione. Per business blog intendo quelli creati da aziende o professionisti, il cui fine principale, ma non necessariamente unico, è fornire supporto al brand, all'azienda, all'attività del professionista. Aprire un blog oggi ha senso in entrambi i casi, se è coerente con le motivazioni per cui viene creato. Si può vivere anche senza, ed esistono strumenti alternativi, dipende dalle scelte di chi intende aprirlo. Di certo è bene chiarirsi le idee prima di lanciarsi con un "Hallo World", nessuno sente il bisogno di un altro blog mediocre. Ce ne sono fin troppi.

AC: Nei primi anni di attività della blogosfera italiana, spesso i blogger venivano riconosciuti anche come influencer. Oggi con Twitter, Google+, Instagram e Facebook possiamo ancora far combaciare questa definizione, oppure è una valutazione da fare caso per caso?

DC: Che i blogger siano stati davvero "influencer", anche nei primi anni di attività della blogosfera, è tutto da dimostrare. Su cosa avrebbero inciso? Di recente si è tentato di produrre un effetto sul metodo di selezione dei curricula per le nomine dell'AGCOM, ma non mi pare che i risultati siano stati eclatanti. La verità è che il concetto stesso di blogosfera ritengo sia più rarefatto di quanto si immagini. Non si è influenti perché si frequenta un certo ambiente o si utilizzano alcuni strumenti, ma piuttosto perché si hanno delle competenze. I miei amici mi chiedono pareri sulla tecnologia, prima di acquistare uno smartphone ad esempio, non mi chiederebbero mai consigli sulla moda, perché sanno che la mia opinione non è rilevante.

AC: Si dice che per un blogger i Social Network siano un modo ulteriore per estendere la propria capacità di comunicazione. Altri invece considerano oramai vetusto il primo, focalizzandosi soltanto sui secondi. A chi dare ragione?

DC: Ad entrambi ovviamente. Sono tutti strumenti di comunicazione, i blog come i social network, ognuno sceglie il proprio mix in base alle proprie esigenze. Non c'è giusto o sbagliato, ragione o torto in questo. Chi fa di queste polemiche o non se ne rende conto o più probabilmente cerca una maniera facile per innescare dei flame.

AC: Una recente sentenza della Cassazione libera i blog dalla censura da parte dello Stato. Pensi sia necessaria una qualsivoglia forma di regolamentazione per i casi estremi, o immagini si possa arrivare ad una selezione naturale?

DC: Nonostante la sentenza della Cassazione aspetterei a cantare vittoria. Ci proveranno ancora tante volte ad ingabbiare la Rete. La speranza è che la natura intrinsecamente libera di Internet prevalga. Intendiamoci, sono convinto che alcune regole siano necessarie, un mondo di connessioni cresciuto al punto da rendere necessario il passaggio all'IPv6 non può reggersi solo sulla netiquette. Tuttavia queste regole devono avere maglie abbastanza larghe da non soffocare le interazioni online, devono essere ideate e discusse da chi vive la Rete e la conosce, non possono essere pensate da personaggi che vedono Internet come il fumo negli occhi.

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