Almost True, ma non troppo

L'altra sera ho visto l'ennesima puntata di Almost True, il programma che ricostruisce la vita di grandi personaggi musicali, in chiave mockumentary. Va in onda su Rai 2 ogni martedì sera ed è condotto da Carlo Lucarelli, il quale ripropone un format già andato in onda un paio di anni fa su Deejay TV.

In ogni episodio c'è una grande rock star protagonista, il cui passato spesso e volentieri è avvolto da misteri e dicerie che non hanno mai trovato conferma. Almost True ricama su queste ombre e mette in scena delle balle belle e buone per tutta la durata della puntata, farcendolo di tanto in tanto di qualche verità

Sarò io che invecchiando divento insofferente a certe cose, ma credevo che il pubblico a cui parlasse di solito Lucarelli fosse un pochettino differente.

A cosa serve un format del genere? Perché Lucarelli, professionista stimato si mette a fare Giacobbo come scritto da Grasso?

Che abbia forse raccontato troppa realtà in Blu Notte?

Non lo so. Qualcuno ci si divertirà pure. Quello che so è che è davvero fastidioso assistere un'ulteriore messa in scena in questo panorama media già pieno di finzioni e alterazioni della realtà.

Mi infastidisce perché già un paio di persone con le quali ho discusso del programma, hanno preso per vere alcune ipotesi e affermazioni proposte in un paio di puntate: siamo di fronte al terzo sosia di Bob Dylan, oppure che gli omicidi di Tupac e Notorious B.I.G. sono stati compiuti dalla mano di una vecchietta.

Questo perché se non vedi per intero l'episodio, non scoprirai mai che soltanto alla fine ti viene detto che in realtà sono tutte fandonie.

E ci si preoccupa poi tanto del reality e fact check. Se non è informazione malsana questa, francamente non se ne sentiva il bisogno. 

Fortuna che il canone ci dà libertà di scelta...