Lost in Alcatraz

Ho scattato questa foto nel 2008, mentre mi avvicinavo a "The Rock", la roccia, il soprannome più famoso di Alcatraz. Nell'avvicinarti sembra di arrivare su una riserva naturale, dove il governo degli Stati Uniti cerca di conservare anche il più piccolo ciuffo d'erba perché anche lui ha una storia da raccontare. Una volta sbarcati si deve camminare un po' prima di raggiungere la cima della collina dove sono situate le celle, e nel tour guidato non c'è mai la percezione di timore o raccapriccio. Piuttosto un luogo divenuto famoso per i suoi llustri detenuti, perché chiuso da un Kennedy, perché più che un carcere è sempre sembrato ambiente perfetto per canovacci pregni di mistero.

Si, l'isola dei pellicani me la sono sempre immaginata carica di racconti, come ogni prigione del resto, ma questa in modo particolare proprio perché un'isola. Da qui non si fugge, 2 km a nuoto nell'acqua gelata . Forse deve essere stato proprio questa aruea misteriosa ad aver spinto tanti scrittori, registi e sceneggiatori del passato nel voler ambientare proprio qui storie più o meno corrispondenti alla realtà, ma comunque ubbidienti alle leggi di questa terra.

Qualche settimana fa è iniziata negli Stati Uniti una nuova serie TV dal nome Alcatraz, con autore proprio quel J.J. Abrams divenuto famoso per un'altra isola, quella di Lost. Come scrive Andrea Salvadore su ilPost, Abrams non dirige la serie e non è nemmeno una sua idea. Quello che si può trovare di suo invece, sono delle tracce inconfondibili provenienti da quel mondo che milioni di spettatori hanno amato negli anni passati:

Viaggi nel tempo, un'isola, botole, celle, melodie cariche di tensione sullo sfondo (spesso inutili).

E' concepita con le caratteritistiche tipiche delle serie ad episodi, ovvero quelle con una forte trama verticale. Non voglio raccontarvi il plot, ma ogni puntata si focalizza su un detenuto e la sua storia che si conclude nell'episodio stesso, tuttavia nel prosieguo della serie emergono, e rimangono presenti, elementi che partecipano alla costruzione di una trama orizzontale. I detenuti protagonisti sono quelli del 1963, anno in cui chiuse la fortezza, il cui numero di aggira intorno ai 300. Facile pensare ad altrettanti episodi.

Rispetto a Lost siamo nell'ambito della docu-science-fiction, dove la fantascienza si aggroviglia a fatti storici realmente accaduti. Non so quanto realmente sia voluto l'omaggio a Spielberg, ma il voler ambientare situazioni straordinarie in momenti ordinari sembra essere difatto diventata una caratteristica distintiva anche delle serie prodotte da Abrams. 

Ha tante potenzialità, ma davvero mi auguro che i tre main character siano in grado di sopportare il peso del nome del produttore. Perché è facile scadere nel banale e nel ripetitivo cliclico facendo scemare così l'attenzione del pubblico. Il più è trovare una chiave di lettura inaspettata, così come è stato per quell'isola perduta di un mondo altro, ma non poi così distante da noi stessi.