Quale futuro per Google+?

Solo qualche giorno fa sottolineavo il fatto che un futuro per Google+ è possibile e, molto probabilmente, quel suo spazio vitale si può definire stabile in quello spazio che sta a metà tra il luogo "bar-chiacchiericcio" che è oggi Facebook e il blog personale.

Ho trovato però altrettanto interessante lo spunto diriflessione di John Battelle sull'argomento. Nell'annuncio sui risultati finanziari di chiusura 2011, Google dedica un paragrafo anche al suo neonato Social Network, Google+:

I am super excited about the growth of Android, Gmail, and Google+, which now has 90 million users globally – well over double what I announced just three months ago. By building a meaningful relationship with our users through Google+ we will create amazing experiences across our services.

90 milioni di utenti iniziano ad essere parecchi considerata la giovane età dello strumento. Tuttavia come fatto notare da John, non c'è uno straccio di dato sull'engagement degli utenti, su quanto Google+ viene utilizzato, per quanto tempo ci restano collegati, insomma quanti utenti attivamente utilizzano questo Social Network con qualche reale beneficio. Update: Vincos ricorda nei commenti (60% attivi quotidianamente, e 80% settimanalmente) http://t.co/58b4Acpv

E mentre leggevo queste righe mi sono accorto che io stesso non lo uso praticamente mai, a parte lurkare qualche volta e diffondere, quando mi ricordo di farlo, i contenuti di questo blog. Allo stesso modo a livello di business, non ho ancora visto nessuna azienda comportarsi virtuosamente con Google+ a parte qualche saggio utilizzo di Hangouts come fatto recentemente dalla Casa Bianca.

C'è chi lo utilizza come sostituto di Facebook, vivendolo come il magico rifugio anti Zuckerberg, senza accorgersi di aver abbracciato un ben più osservante Grande Fratello. Fa riflettere profondamente la formula inversamente proporzionale del moltiplicarsi delle piattaforme Social e la loro sopravvivenza nel Web. Evitando di ragionare in chiave darwiniana per un momento, i soli elementi chiave per il successo sono il differenziare l'offerta di piattaforma e proporre funzionalità, seppur già presenti altrove, con standard più elevati della concorrenza. E questo lo si è visto nel recente passato con l'ascesa e poi il declino di tutti i luoghi virtuali dove l'umanità era solita ritrovarsi, abbandonati poi per un sostituto ritenuto diverso e migliore allo stesso tempo.

E' chiaro, dall'altro lato, esserci in atto una battaglia di denari non di poco conto per, perdonatemi l'utilizzo di parole forti, la detenzione e la trattenuta di porzioni sensibili di informazioni che ci riguardano, e che al momento fanno tutta la differenza del mondo in termini di introiti quando si va poi a parlare con gli investitori. Solo che da una parte vi è una società che ha avuto la fortuna di aver avuto un colpo di genio degli ultimi 10 anni, e di sapersi muovere correttamente nelle dinamiche sociali, Facebook; dall'altra una arrancante e affaticata su quanto di più prezioso le persone hanno da condividere, esperienze ed emozioni, ma che ha tuttavia dalla sua, da qualche anno a questa parte, le sorti dell'andamento della Rete, ovvero Google.

Volendo utilizzare una metafora presa in prestito dal mondo del calcio, è come avere una squadra di campioni senza attaccanti contro una squadra di dilettanti, ma con il più forte attaccante del mondo che nessuno si potrà mai permettere di acquistare. Tuttavia la prima squadra possiede nel vivaio un giovane talento, starà alle attente valutazioni della società quale mosse attuare per farlo diventare il campione di domani, oppure un banale attaccante come tanti se ne trovano, facilmente dimenticato da tutti a fine carriera. 

Social MediaAndrea Contino