Un Paese di rifiuti

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Il doppio senso è voluto. Il pessimismo e il fastidio per l'Italia, no. Nell'ultimo giorno di vacanza apro La Stampa e a pagina 17 trovo questo articolo su quanto sta facendo una cittadina svedese con i rifiuti campani. 

Risparmio energetico, introiti e posti di lavoro. 

E l'Italia paga pure la Svezia perché siano loro a smaltire i nostri rifiuti.

Sono oltre 200 anni che questo Paese si rifiuta di liberarsi dei retaggi del brigantaggio del tempo borbonico trasformatosi nel cancro che tutti conosciamo. Una forza che non permette di fare passi avanti, insieme ai conflitti di poteri politici, ci ritroviamo sempre ad arrancare su situazioni sociali e di servizi che dovrebbero essere scontate nel 2011. 

Mi riesce difficile stupirmi ancora di quanto accade con i rifiuti a Napoli. Soprattutto dopo che accanto all'articolo di cronaca sopracitato, seguiva l'intervista a Walter Ganapini, esperto di rifiuti che sostiene quanto segue:

«SI. La Campania ha una dotazione di impianti superiore a quella della Catalogna, dovrebbe importare rifiuti, non esportarli».

E come mai capita il contrario?

«Quando arrivai a Napoli, trovai sette impianti di selezione e compostaggio meravigliosi, con le migliori tecnologie tedesche, in grado di gestire 8500 tonnellate al giorno, tremila più di quelle prodotte in Campania. Peccato fossero inutilizzati. Come del resto la differenziata: c’erano i soldi, la chiedevano i napoletani, mancava la volontà del Comune. Come i camionisti: in Campania lo Stato paga 93 euro a tonnellata per km, nel resto d’Italia 10. Come i lavoratori socialmente utili: 24 mila, ne basterebbero 7 mila. Come il commissariato, con centinaia di persone quando a Milano risolvemmo l’emergenza con 6 dipendenti dell’assessorato a cui riconoscevamo 50 ore di straordinario».

Perché non facciamo noi quello che fanno in Svezia?

«A Milano lo facemmo: realizzammo nelle aree ex Maserati l’inceneritore Silla 2 che produce calore ed energia per il quartiere Gallaratese. Tutto senza procedura di emergenza. II Financial Times scrisse: Milan can do it, Milano lo sa fare».

In ogni caso, resta la domanda: perché l’Italia non fa come la Svezia?

«Nonostante sia membro onorario dell’Agenzia europea dell’ambiente, e insomma qualcosa ne capisco… no, a questa domanda non so dare una risposta razionale».

E una non razionale?

«Quelle spettano a certi organi dello Stato, soprattutto la magistratura antimafia».

Nient'altro da aggiungere.

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LifeAndrea Contino