Smettere di linkare

Difficilmente d'estate sono stato lontano per così tanto tempo dal blog. Però qui il tempo è ottimo, la compagnia pure e mi sto limitando a lurkare di tanto in tanto.

Da Il blog del mestiere di scrivere leggo del post di Nicholas Carr tradotto sul numero di Internazionale di questa settimana circa la necessità di eliminare gradualmente la pratica di linkare fonti in modo diretto all'interno di un testo su Internet.

Una pratica oramai consolidata, fondamenta dell'ipertesto, ma che per Carr non è altro una distrazione per il lettore (assurdo imho, io clicco se ho voglia di cliccare, non sarà mica un colore a distrarmi). Reputando maggiormente valido spostare il link alla fine della frase facendo sapere ai detrattori di un sito che esso esiste solo attraverso un asterisco. E linkando proprio quello.

Non posso però far altro che essere d'accordo con Luisa Carrada, se qualcuno mentre sta pubblicando qualsiasi contenuto decide volutamente di inserire un link nel proprio testo, lo fa per un motivo specifico. Arricchire il proprio pensiero con quello di altri, aprire più filoni di un discorso, coinvolgere direttamente chi scrive sullo stesso argomento facendogli sapere che lo si sta linkando.

Se così non fosse, lasciate perdere il blog che state leggendo. Perché vi sta solo portando fuori strada, oppure cercando di guadagnare centesimi con qualche pagina vista in più del proprio blog.

L'ibrido migliore in tal senso lo attua Winer. Sul suo blog autocita i propri post solo al termine di una frase o paragrafo. Mantenendo intatti però i link verso l'esterno.

Ritornare a un testo lineare, asciutto, senza un riverbero e coinvolgimento attivo sarebbe come tornare a quando eravamo su IRC.

Buona estate e buona scrittura.