Fratelli d'Italia

Povera Italia

Il 17 marzo l'Italia ha compiuto 150 anni. La stragrande maggioranza degli italiani ringrazia. Non perché si è prodigata nel ricercare il valore di questo avvenimento, ma per i 4 giorni di ponte.

Povera Italia. Poveri noi. Perché l'italianità è racchiusa tutta qui.

Nell'editoriale del 17 marzo, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, dice una grande verità. Ci manca il desiderio di futuro, il desiderio di eccellere, abbiamo smarrito il desiderio di fare qualcosa che nessuno ha mai tentato di fare.

la realizzazione personale e gli slanci individuali sono capaci di fare la storia se navigano insieme a quelli di milioni d’altri, se fanno parte di un progetto collettivo, se sentono di appartenere ad un’idea forte capace di far dimenticare le paure, di dare coraggio davanti alle difficoltà. Un’idea che parli di futuro, di impegno, di merito, di valore.

E non è strano il fatto che tutto quello per il quale veniamo riconosciuti all'estero sia frutto di storia, oggetti, valori che appartengono ad un tempo che non è più quello di oggi. Dove è finita la nostra italianità? Il genio italiano?

A me sembra che sia stato riversato in altro. Perché oggigiorno in Italia vige solo la regola del più furbo, di chi sa saltare meglio la fila mentre è in coda all'aeroporto o alle poste, di chi sa meglio fregare lo Stato con false invalidità, di chi mette a repentaglio la vita degli altri per aggiudicarsi la precedenza in strada, dell'amico che sa come fare ad avere gratis un servizio che paga tutta la comunità, di chi raggira senza scrupoli donne e uomini che hanno già dato tutto nella loro vita. Andate avanti voi con la lista, a piacimento.

L'arte di arrangiarsi, nomea che ci caratterizza all'estero, è diventata l'arte di fregare il prossimo qui. Ci mancano le basi di un'educazione civica che cementa il rispetto per noi stessi e per il prossimo, il quale si dovrebbe dar per appreso già dalla tenera età. In pochi ce l'hanno. Perlomeno, ce l'ho sotto gli occhi tutti i giorni e sono il primo a mettermi in lista.

Certo, le perle rare ci sono e ce le teniamo strette. In ogni progetto degno di rilevanza nel mondo c'è sempre dentro un italiano che poi si scopre essere il più bravo di tutti nel mestiere che fa. Le aziende fiore all'occhiello esistono in tutta la penisola, i talenti sono nascosti, ma ci sono.

Il celebrare l'unità del nostro Paese ci sta facendo riflettere sullo stato attuale delle cose, solo che tra tutti i discorsi di personaggi di spicco io ho sentito solo parole patriottiche, nessuno che ci buttasse dentro quale direzione prendere per migliorarle.

Ci ho pensato tanto, e mi sono domandato da dove derivasse questo intramontabile declino? Cosa ha fatto si che in 150 anni si sia diventati quello che siamo? La risposta non è tra le righe dei libri di storia, ma di quelle della società civile.

Una delle 8 potenze mondiali che è unita dalle bandiere, ma divisa nello spirito, nella lingua (a tal proposito consiglio "Mi Dichi" di Paolo Villaggio), che arranca e fa fatica, che non è in grado di far vedere un miraggio di futuro alla sua popolazione giovane. E poi ci si stupisce del tasso di natalità che rasenta lo 0 Kelvin.

Ma quali fratelli d'Italia?

Mi appoggio ancora una volta a La Stampa. Il giornalista Gramellini ha riassunto così, due giorni prima di questo giorno di celebrazione dell'italianità, dipingendo un'immagine dell'Italia che tutti auspichiamo di vedere, ma che preferiamo sia qualcun altro a realizzarla al posto nostro. Alzarci il giorno dopo e trovarla fatta così.

Se poi fosse anche una classe dirigente illuminata, proverebbe a immaginare un’Italia diversa. Un’Italia del bel vivere, punteggiata di musei accoglienti, siti archeologici spettacolari e teatri lirici con un cartellone di Verdi e Puccini pensato apposta per i turisti. Un’Italia degli agriturismi e dei centri benessere. Dei mari e delle coste ripulite da tutte le sozzure. Dei pannelli solari installati sui tetti di tutte le abitazioni private. Dei prestiti facili alle cooperative giovanili che propongano iniziative originali nell’arte, nello spettacolo, nella moda e nel turismo di qualità. Un’Italia verde e profumata, il polo attrattivo di tutto ciò che è bello. Saremmo più felici e più ricchi. Ma soprattutto saremmo quel che ci ostiniamo a non voler essere: italiani.

Lo sforzo non è di tutti, questo arriva in un secondo momento, lo sarà solo quando lo sarà dei singoli. Di quei singoli cittadini italiani che saranno in grado di ragionare per il futuro del Paese e non di quello che avverrà dopo 5 minuti. E' un impegno mio come tuo. Avrei preferito vedere questo tipo di riflessione piuttosto di bandiere dei mondiali 2006 sui terrazzi. Forse non è ancora il momento, forse è giusto che le cose vadano così in questo momento, so solo che non è mai troppo tardi per riprenderci lo stivale e tirarlo a lucido. Come direbbe Gaber...per fortuna o purtroppo lo sono.

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