Scrivimi una lettera

In settimana ho ricevuto una lettera. Si, una lettera vera. Forse l'ultima che ho ricevuto è stato durante le scuole medie, quando ci diedero l'indirizzo di un "pen-friend" con il quale esercitare l'apprendimento della lingua inglese.

Una lettera, dicevo. Speditami da Luca in occasione del suo progetto HandwritingMe. Lanciato su Twitter come le più belle idee, Luca chiede l'indirizzo di casa a chi ha voglia di partecipare, lui si arma di carta, penna e calamaio e vi scrive una lettera.

Come ho fatto con the 3six5 project non ci ho pensato due volte e ho partecipato. Il contenuto della lettera è ovviamente personale, tanto più che Luca lo conosco di persona. Niente paura, Luca vi scrive lo stesso anche se non lo conoscete.

Ho apprezzato l'iniziativa, in apparenza dallo scarso valore, ma che in realtà ne nasconde uno molto grande. Il valore delle parole scritte.

Perchè 140 caratteri non sono mai abbastanza...E non si tratta di lunghezza, ma del contenuto, di quello che trasmettono quelle parole, del profumo della carta, del momento dell'attesa di sapere cosa c'è scritto all'interno della busta chiusa poco prima di aprirla, di sapere cosa c'è scritto. Una lettera è carica di ciò che la persona ha voglia di trasmetterti, lo puoi percepire dal tatto, dalla vista, dall'olfatto. Lo schermo di un computer ancora tutti i sensi non è in grado di coinvolgerli.