Rivoluzione d'Egitto

Egitto

Stanno tutti definendo quello che è accaduto in Egitto in queste settimane come la Rivoluzione 2.0. Quella di Twitter e di Facebook. La maggior parte del mondo non sa nemmeno cosa è successo in Egitto,  i motivi della protesta, perché la gente si ribellava pacificamente a qualcosa che non andava.

Il trionfo dell'Egitto non è stato della tecnologia, o di Internet nello specifico, ma di un nuovo punto di vista, fatto di giovani che naturalmente integrano la tecnologia nei loro metodi di protesta e comunicazione, acculturati e in grado di capire che il proprio Paese è in grado di ambire ad altro. Il ruolo del web sociale deve essere riconosciuto, ma non deve oscurare in senso sfavorevole l'importanza fondamentale di altri media, quelli tradizionali. Come dei Al Jazeera (che ha documentato e distribuito informazioni in modo estremamente efficiente), i telefoni cellulari, ma la più importante di tutte è stata la dedizione e la perseveranza di giovani e vecchi egiziani che si sono riversati in strada per giorni, con azioni efficaci e precise. Fotp

Per inciso, la "Rivoluzione 2.0" è andata avanti anche quando in Egitto Internet è stato inaccessibile. Mi ritrovo perfettamente d'accordo con il pezzo di Devin su TechCrunch di oggi.

Twitter and Facebook are indeed useful tools, but they are not tools of revolution — at least, no more than Paul Revere’s horse was. People are the tools of revolution, whether their dissent is spread by whisper, by letter, by Facebook, or by some means we haven’t yet imagined. What we, and the Egyptians, should justly be proud of, is not just those qualities which set Egypt’s revolution apart from the last hundred, but those which are fundamental to all of them.

(Immagine: BoingBoing)