Tutti insieme appassionatamente

Ci sono stati un paio di spunti di riflessione post natalizi da parte di Massimo e Giovanni Boccia Artieri sulla natura di Twitter e dei blog e sul loro imminente futuro. Non farò il solito post contro la morte dei blog che poi è un po' come ripetere che l'email morirà presto.

Twitter è cambiato, soprattutto per i fruitori italiani, perché ha visto l'arrivo dell'ondata di fan che proviene da Facebook, di persone che amano fare like in modo superficiale a pagine tipo "il culo della Canalis" e commentare in modo spasmodico ogni acuto accaduto su X Factor. Sono persone che non amano la profondità, dotate probabilmente anche di un certo livello culturale, ma che scambiano Facebook per Internet. Per loro Twitter è come aver trovato il numero di cellulare di persone semmai irraggiungibili, i VIP. Muoiono dalla voglia di farsi notare e finalmente sono libere di raccontarsi e confidarsi innescando delle conversazioni che non solo poco si prestano al mezzo, ma che apportano anche quel linguaggio abbreviato che tanto disprezziamo in un SMS.

Si perché la differenza se sei bravo su Twitter non è la brevità, ma la sintesi e l'efficacia. E probabilmente si presta, e bene, anche a momenti di approfondimento, ma che necessariamente vanno raccontati e commentati in modo più ambio su altri lidi. Sui blog, da sempre qui sostenuti dal sottoscritto, ma probabilmente nell'immediato futuro anche da altri strumenti, Google+ su tutti. Perché Twitter non è un social network, ma un formidabile strumento per lo scambio di informazioni in tempo reale. Fine, stop.

Google+ dicevo. Pur essendo il figlio disgraziato di Wave, è un piccolo circolo di persone (per ora negli Stati Uniti) con voglia di partecipare con argomenti seri, senza distrazioni grafiche, di applicazioni, di contaminazioni da parte di ragazzini incalliti o di gente frustrata nei confronti di qualche brand. Questo accade perché la sua struttura ricorda tanto quella di un forum, ma più di tutti quella di un vero e proprio blog. Dove siamo noi a dirigere e indirizzare i contenuti che produciamo e invitiamo le persone, vicine o lontane, affini o meno per interessi, a condividere il proprio punto di vista. Proprio come è sempre avvenuto nei blog.

Da questo punto di vista si potrebbe dire che sostituirà i blog, ma credo che come ogni mezzo di comunicazione, sarà dura soppiantarne la forma tradizionale come la conosciamo oggi. Semplicemente Google+ si rivolgerà a chi non ha le competenze informatiche/tecniche per mettere in piedi una struttura complessa, ma che avrà solo voglia di dire la sua coinvolgendo persone da cui è certo riceverà una risposta.

A tal proposito fanno un po' impressioni i numeri stilati da tale Paul Allen, no non quello di Microsoft, bensì un appassionato di Google+ che si è messo a fare due conti sui tassi di crescita di quest'ultimo. 625.000 nuovi utenti al giorno, con una previsione di raggiungere i 400.000 milioni a fine 2012. Se c'è un posto dove bisogna guardare nel 2012, credo sia lì.

Google+ crescita.png
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