Tempo e videogiochi. La ricetta della felicità?

Sembra una coincidenza, ma oggi sembrano proprio parlare tutti di tempo. O meglio di come lo concepiamo. Ho trovato questo studio piuttosto interessante del dipartimento di psicologia dell'Università di Praga, il quale, attraverso un metodo empirico, ha cercato di spiegare la percezione del tempo mentre si sta giocando ad un videogioco.

Spesso si ha la sensazione quando si gioca di perdere la cognizione del tempo che passa, accorgendosene soltanto parecchio tempo dopo. La cosa pare essere riconducibile alla teoria chiamata "time perspective" studiata già nel 2008, secondo la quale esisterebbero tre cornici temporali nella mente umana: passata, presente e futura. All'interno di questa teoria, una mente può spostare l'attenzione tra questi frame, cioè una mente è in grado di focalizzarsi in modo alternato e alternativo sulle esperienze passate, gli stimoli presenti o previsti eventi futuri.

Tra i risultati si è scoperto che le persone non usano ogni frame temporale con uguale frequenza, ma di solito ne preferiscono uno sugli altri che usano più spesso, e questa preferenza è relativamente stabile nel tempo.

In secondo luogo, si sono suddivisi i frame passato e presente in fattori indipendenti (passato positivo e passato negativo, presente fatalista e presente edonista) rappresentando differenti caratteristiche mentali con differenti correlazioni con quella futura. 

Basandosi su questa teoria, lo studio di Praga Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, si è concentrato sul rapporto tra la "time perspective" e videogiochi massive multiplayer online role-playing alla World of Warcraft con la collaborazione di 154 videogiocatori della Repubblica Ceca. Tra gli spunti interessanti vi è che a seconda dove le persone focalizzano la loro attenzione (sul presente, sul passato o sul futuro) saranno portate a giocare ai videogiochi più o meno frequentemente e per periodi più o meno lunghi. Supportando l'idea che chi è più orientato al futuro gioca meno di chi è orientato al presente.

Infatti, i giocatori che hanno dimostrato di videogiocare maggiormente sono quelli con una forma mentis "presente-fatalista". Ciò tenderebbe a dimostrare e sostenere la tesi per la quale i videogiochi abbiano un potere terapeutico per coloro che ritengono di vivere in un presente per loro deprimente e insoddisfaciente, fornendo una valida valvola di sfogo alternativa in grado di eliminare i sentimenti negativi.

Una sorta di effetto catartico insomma.

Forse il campione è piuttosto esiguo, e probabilmente servirebbe una ricerca più estensiva in grado di coprire anche altri generi videoludici. Detto ciò, ecco spiegato il fatto per cui i videogiocatori sono più felici degli altri. 

(Potete acquistare lo studio a questo link)