Deal, coupon & co.

Coupon

Chi non ha mai utilizzato uno di quei siti che propongono coupon/buoni sconto per acquistare prodotti o servizi online a prezzi vantaggiosi?

Non c'è bisogno di nascondersi so che lo avete fatto anche voi. Pare che l'Italia vada abbastanza forte in questo settore, complice il fatto che,  nonostante siamo ancora un popolo molto reticente all'acquisto via Internet, non sappiamo resistere all'impulsività di acquistare online qualcosa a prezzo scontato.

Magari beffeggiando il nostro migliore amico, tapino, che pochi giorni fa aveva acquistato la medesima cosa a prezzo raddoppiato.

Una scenetta paradisiaca, con sconti sostanziosi, a volte anche oltre il 50% per ristoranti, prodotti elettronici, cure sanitarie e le fantomatiche cavitazioni che nessuno ha ancora capito cosa siano.

Questa sera mi sono imbattuto nella lettura di questo post, devo dire molto critico, su Business Insider. Tutto rivolto a quelle società la cui natura e scopo si sono moltiplicati a vista d'occhio anche nel Bel Paese. Tanto che qualcuno piuttosto ferrato e appassionato dell'argomento ha pensato bene di creare un aggregatore (vi consiglio di usarlo, molto utile).

Dunque, dicevo del post su Business Insider.

Mi ha fatto venire in mente che la sola, la fregatura, qualche volta è dietro l'angolo. E non parlo soltanto di chi ha acquistato il coupon che probabilmente dovrà attendere tempi non indifferenti per poter prenotare una cena, o attendere che il prodotto elettronico ordinato sia effettivamente in stock. Mi riferisco soprattutto al mondo del business, ai piccoli commercianti e coloro i quali, pensando di fare un investimento di marketing si sono ritrovati a perderci piuttosto che guardagnarci.

Eh, si perché questo tipo di servizi internet trattiene una larga percentuale della transazione finale effettuata da chi acquista, e il ritorno per la società fornitrice del bene o del servizio non è certo quantificabile tra le voci di guadagno.

Quello che mi dà più da pensare è il piccolo ristoratore che, ad esempio, decide di dare via 400 pasti completi, per due persone, a 29€ invece che 89€. Quanto gli rimane in tasca, ma soprattutto, si sarà fatto una clientela abituale? Non credo.

I clienti abituali di quel ristorante e decidono volontariamente di pagare 89€ a pasto, difficilmente conoscono questo tipo di siti, e probabilmente storcono il naso nel vedere che qualcuno sta pagando 60 euro in meno, ma mangiando le medesime pietanze. Senza dimenticare il fatto che chi sta mangiando per 29€ in un ristorante che di solito ne vuole 89 difficilmente ci ritornerà una seconda volta, perché sa, in cuor suo, di essere stato il più furbo di tutti.

Di punti positivi ce ne sono, ne sono certo, altrimenti non ci sarebbero così tanti clienti, così come le molteplici offerte tra le quali scegliere. penso al passaparola e al ristorante consigliato ad amici e parenti. Probabilmente molti altri che al momento mi sfuggono.

Quello che mi domando, da avido utilizzatore, è quanto ancora questo modello di business possa andare avanti ed essere sostenibile, visto che lo scenario futuro riportato dall'articolo non sia tra i più confortanti. La questione è controversa, mi appassiona, tuttavia non essendo un esperto di modelli economici e di business non mi saprei pronunciare in tal senso, nel frattempo che ne pensate?