Movimento contro la disinformazione sui videogiochi

Sabato scorso ho partecipato alla Games Week, evento che finalmente porta anche in Italia un momento fieristico e di incontro tra appassionati e produttori (come esistono già da tempo a Los Angeles con l'E3 o a Colonia con il Gamescom). Seppur molto ridotto rispetto al fratello americano (ho avuto solo la fortuna di poter presenziare 2 volte all'E3), ha dato un assaggio di quello che per troppi anni è mancato qui da noi. 

Gente ce n'è stata, e anche parecchia, e non solo geek o ragazzini, ma persone di qualsiasi età o estrazione sociale. Una bella soddisfazione vedere l'ampiezze del pubblico che oramai abbraccia questo medium.

Sono riuscito a girarlo poco, ho visto poche anteprime, ma non mi sono perso la conferenza organizzata da Multiplayer.it: Disinformazione/Informazione sui videogiochi in Italia: a che punto siamo.  

 

Qui sopra ne potete vedere la ripresa video nella sua interezza. Sono rimasto piacevolmente colpito da quanto messo insieme da questo gruppo di giornalisti. Un po' perché anche io ne ho fatto parte a tempo pieno per un po' con Everyeye e perché continuo a farne parte con Wired.it saltuariamente. 

Il tutto parte da una pagina Facebook a seguito di un avvenimento tragico, ma che la disinformazione non ha fatto fatica a collegare al mondo del gaming

Come personalmente li considero, ma come altrettanto ha fatto la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America qualche tempo fa, i videogiochi sono equiparabili in tutto e per tutto alle altre forme artistiche dell'uomo e credo ci sia un disperato di bisono di sforzarsi per far passare un messaggio chiaro alla stampa generalista che il più delle volte si occupa di videogiochi solo quando possono accusarli di essere istigatori di violenze di vario genere e quando possono sfruttarli come fenomeni di costume, mostrando il videogiocatore all’interno di fiere frivole come l’E3, ovvero confinandolo all’interno di un ambiente chiuso e trasformandolo in una specie di buon selvaggio che, finché si limita a mostrare quegli strani cosi colorati con cui gioca, è socialmente accettabile.

Il problema risiede nel fatto che nel pensiero comune, compresa la percezione di quei giornalisti (quelli dei giornali importanti, si quelli molto letti e seguiti) abituati a parlare di tecnologia senza mai approfondire l'argomento videogiochi,  il mezzo videoludico sia ancora la roba da ragazzini, quel passatempo che ha costretto milioni di menti dei ragazzi italiani ad essere imprigionate ancora negli anni '90. Un incubo da cui mai si sveglieranno restando sempre bambini.

Fortunatamente non è così, seppur molto giovane il mercato ha maturato molto velocemente, arrivando a proporre dei prodotti di qualità e non solo grafica, ma anche a livello di interazione, sceneggiatura, trama, contenuti educativi, effetti catartici, e chi più ne ha più ne metta. Trasformando la roba da ragazzini, in roba seria e da meritare di essere considerata tale

Il dibattito è molto complesso e delicato, ad oggi  mi auguro che l'obiettivo preposto dal Movimento, andando a scovare tutte le situazioni di mala-informazione, si traduca in qualcosa di concreto molto presto e non si perda nel vuoto. 

Che ne pensate?

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