Non c’è pace per gli squali

Grooveshark è la miglior applicazione cloud per ascoltare musica online gratuitamente. Inoltre il costo del servizio premium è molto più che ragionevole.

La storia di tool utili e belli sulla rete hanno spesso un percorso travagliato. Così accade anche per lo “squalo”.  Prima viene disattivato l’accesso in alcuni Paesi, poi la diatriba con le major apparentemente risolta.

Il bello di queste applicazioni è che spesso e volentieri hanno una copia perfetta fruibile anche da dispositivo mobile, prova ne sono il successo di Pandora, Spotify, Rdio, Last.fm su iPhone. Oggi ancor più grazie al Multitasking permesso da iOS4.

Succede che Grooveshark sia oggi presente su ogni piattaforma mobile, ma per lungo tempo non è stato possibile sbarcare sul melafonino, troppo grande il fastidio procurato ai giganti della musica.

Qualche settimana fa Apple sblocca la situazione, finalmente l’applicazione fa capolino nell’iTunes Store. Da accanito sostenitore ho scaricato, ho provato, ho goduto.

Ieri la tegola. Qualcuno da Universal Music UK alza la cornetta e chiama Apple. “L’applicazione ci rompe le balle, toglietela”.

E così è successo. Bye bye.

Sul blog ufficiale, nessuno sa nulla:

This comes as an absolute surprise to us, and we are not sleeping until we figure out exactly how to fix this—and get Grooveshark for iPhone back in the App Store. Above all, our biggest concern is damaging the service we provide to all of you guys—our loyal (awesome) users.

La cose incomprensibili sono tante. Perchè viene colpita solo una applicazione, mentre sopravvivono tutte le altre che agiscono sullo stesso concetto di distribuzione musicale? Quale il danno arrecato? Fortunatamente chi ha scaricato l’applicazione può continuare a usufruirne.

E poi siamo qui a parlare di neutralità della rete, di Google e Verizon…

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